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Sicilia: Settembre 2011.

Sicilia: Settembre 2011.

a cura di Assunta Cassa

Venerdì 2 settembre: evviva! Il tempo della vacanza finalmente è giunto, Sicilia aspettaci! Guardo Rino, mio marito, e gli leggo negli occhi le mie stesse emozioni: siamo eccitati e curiosi di scoprire le sorprese promesse da Peppe di Motoexplora al telefono.

Preparati i bagagli (che fatica ogni volta costringere a mettere tutto ciò che occorre ad una donna in uno spazio così ridotto), montiamo sulla “topolona”, così Rino chiama la nostra GS Adventure e partiamo diretti al porto di Napoli: lui al volante e io (ovvero Assunta) la zavorra. A dire il vero tanto diretta la strada non mi è parsa, visto l’itinerario che mi ha riservato il mio amato marito che ci fa passare attraverso tutti gli appennini abruzzesi, laziali e campani, prima di giungere alla nave. Al porto conosciamo Fabrizio, proveniente da Frosinone sulla sua Guzzi California Alluminium.

Sabato mattina il traghetto attracca puntuale al porto di Palermo e, assieme a Fabrizio ci rechiamo al luogo dell’appuntamento con Peppe di Motoexplora che sarà il nostro angelo custode per i prossimi 8 giorni. Io e Rino siamo emozionati, abbiamo conosciuto per caso Peppe e la sua collega, la mitica Enza, esattamente due anni fa nell’attesa di un traghetto da Igoumenitza e ci siamo piaciuti subito… due ore dopo, al momento di prendere i rispettivi traghetti, eravamo grandi amici e ci lasciavamo con la promessa di rivederci presto… e passarono due anni…
Lo attendiamo al Bar Bristol e lui arriva poco dopo in groppa alla sua Adventure giusto in tempo per offrirci un caffè. Ci abbracciamo, felici di rivederci, e gli presentiamo Fabrizio.

Il tempo di fare colazione e vediamo altri tre compagni di viaggio: Massimo da Monte Porzio, con la sua R1200GSGS e Marco e la sua Cristina da Torino sulla R1200R. Ci siamo tutti per il momento e, pronti per l’avventura, montiamo sulle moto per raggiungere il nostro primo riparo un hotel 4 stelle sulla costa palermitana. Il tempo di una doccia e siamo tutti pronti e free… tanto free che Marco e Cristina, prendendo in parola Peppe si presentano, lui in calzoni corti, calzettoni e stivali da moto (degno di un vero tedesco in vacanza) e lei in calzoni pure corti e infradito… naturalmente non mancheremo di prenderli in giro per tutto il tempo… ma sono simpatici e stanno al gioco. Ci avviamo e la prima tappa non può che essere mangereccia (il tour inizia davvero bene, all’insegna del sole, del mare e del buon cibo): a Castellammare del Golfo, pasticceria “La sorgente” per assaporare la cassatella… cos’è? Andateci e vedrete… anzi, gusterete… vi anticipo soltanto che si tratta di un delizioso dolce tipico…
Dopo la cassatella tutti alla spiaggia di Guidaloca, dove trascorriamo ore deliziose tra bagni nel mare cristallino e chiacchiere sotto l’ombrellone per rompere il ghiaccio e imparare a conoscerci.

Naturalmente non può mancare del buon cibo siciliano e come primo pranzo ci accontentiamo di “pani cunzatu” (letteralmente pane condito con un ripieno di acciughe, formaggio, pomodoro olio ecc.) e birra… giusto per tenerci leggeri!
Dopo pranzo pensiamo bene di rimetterci in moto per un piccolo giro nei dintorni… ci fermiamo subito presso la Tonnara di Scopello, un suggestivo esempio di architettura siciliana che ben si armonizza alla bellezza della caletta in cui fu costruita. luogo che è stato teatro di diversi film, tra cui l’immancabile Montalbano e Ocean Twelve. Ne restiamo affascinati e ci trascorriamo una buona mezz’oretta a scattare foto ed ammirare il paesaggio.
Ancora pochi metri in moto per fermarci nel piccolo borgo di Scopello, che si sviluppa attorno alla corte del Baglio Real – sito borbonico del XVIII secolo, dove ci dissetiamo ad una fresca sorgente d’acqua posta al centro del feudo luogo e dove si svolgevano i lavori di masseria agricolo-pastorali.

Un buon melone comprato da Peppe dal contadino che sostava lì davanti, qualche foto all’interno del Baglio e all’immancabile carretto siciliano e poi via, partenza per Segesta.
Al sito archeologico, lasciamo Peppe a sorvegliare moto e averi e andiamo da buoni turisti a visitare il tempio incompiuto ed ancora intatto del V° secolo a.C.. Non visitiamo anche il teatro perché ci siamo attardati troppo nelle altre tappe: ma il nostro è un viaggio di piacere… mica un lavoro!
Terminata la visita corriamo dritti a tuffarci nella piscina dell’albergo, mentre Peppe va a prendere al porto l’altra coppia che arriva da Genova. Li conosciamo a cena: Laura e Riccardo da Alba, lei in moto, una Honda Hornet, lui, purtroppo, causa incidente e lussazione della spalla l’ha seguita in Smart… e si rivelerà un ottimo “caddy” anche per noi… ed è così che viene soprannominato simpaticamente per i primi giorni.

Prima di cena un breve breafing durante il quale Peppe simpaticamente ci spiega l’itinerario dell’indomani e il comportamento da seguire in gruppo: della serie qui comando io e quello che dico è legge!… Agli ordini Peppe… o almeno così si spera…
E’ domenica mattina e ci svegliamo all’alba… le sette del mattino non è l’alba? Ma noi siamo in vacanza, potrebbe dire qualcuno. Invece, ansiosi di iniziare il tour, ci trasciniamo a fare colazione e via… partiamo alla volta di Cefalù, Nebrodi e Milazzo.

In autostrada ci fermiamo nel luogo della strage di Capaci. Mi vengono le lacrime agli occhi nel leggere quei nomi sulla lapide posta a lato dell’autostrada… dopo aver ricordato con Peppe i fatti accaduti il 23 maggio 1992 restiamo tutti in silenzio, ognuno con i propri pensieri… silenziosi, decidiamo di ripartire alla volta di Cefalù. Dopo una dissetante e rinfrescante granita al limone sulla terrazza di un bar proprio sulla spiaggia, ci avviamo a visitare la città: appuntamento dopo poco più di mezz’ora per ripartire. E’ molto caldo e io e Rino già ci siamo stati circa 6 anni prima, ma la riscopriamo volentieri assieme agli altri. Abbiamo poco tempo e decidiamo di raggiungere velocemente la cattedrale, ma è mezzogiorno e c’è ancora la messa… una rapida occhiata all’orologio e decidiamo di tornare al luogo dell’appuntamento attraverso le vie animate del paese. Siamo quasi arrivati, quando Rino è attratto irresistibilmente da una di quelle magliette stampate. Inutile dire che farà tardi e gli uomini del gruppo gli faranno un vero cicchetto alla sicula che io fotografo prontamente con il mio scatto assassino.

Riprendiamo l’autostrada, direzione Nebrodi, ma, essendo ora di pranzo, Peppe decide di dirottarci a Santo Stefano di Camastra, città delle ceramiche, per rifocillarci e godere del panorama antistante il bar dove sostiamo. Un’oretta dopo ripartiamo, ma… addio Nebrodi: a fermarci ci pensano lampi, tuoni e odore di pioggia… meglio non rischiare di prendere pioggia e grandine in montagna.
Non resta che dirigerci verso Milazzo, tappa finale della giornata. Prima di raggiungere l’albergo, visitiamo la vecchia cattedrale, ormai non più adibita a culto dai tempi di Garibaldi che ne aveva fatto il suo quartier generale.
Finalmente in albergo, ci riposiamo un’oretta e usciamo a fare quattro passi. Per strada ci fermiamo a parlare con degli indigeni in una piazzetta sul porto: gente semplice, con cui la nostra guida siciliana attacca bottone mentre noi gli diamo corda; risultato: quattro simpatiche chiacchiere con i nativi spaziando sui vari argomenti di attualità: ma chi lo vuole il ponte sullo stretto?

Quindi aperitivo in un locale sul lungomare e poi ottima cena: pasta corta con sugo di pesce spada e pomodorini pachino (quelli veri) e alici spinate, panate e fritte.
Ma il bello della serata deve ancora venire… c’è la festa del Santo Patrono a Milazzo e, anche se caschiamo letteralmente dal sonno decidiamo di fare 4 passi tra le bancarelle e finiamo in quattro, Peppe, Fabrizio, Rino e io (gli altri ci abbandonano per raggiungere Morfeo), ad ascoltare un duo da piano bar che, con chitarra e voce ci conquistano letteralmente, mentre ci godiamo mojitos e kaipirowska da premio oscar.
Dopo un paio d’ore di discorsi sull’amore e i rapporti di coppia e, prima di passare a chiacchiere più serie sul perché dell’esistenza, decidiamo che è ora di andare a nanna e torniamo sui nostri passi verso l’hotel.

Lunedì mattina il tempo è splendido e ripartiamo curiosi alla scoperta della SS185, una delle più belle strade della Sicilia, ci promette Peppe. E mantiene la promessa. Decine di curve e tornanti che percorrono lussureggianti paesaggi d’alta quota che si aprono dietro ogni curva, con l’Etna sempre presente e le montagne dai colori e dalla morfologia cangianti, mano a mano che si va verso l’interno. Passiamo a lato di quella che poi scopriremo essere una grande faglia sismica, diretti a Novara di Sicilia, un borgo antichissimo, i cui primi insediamenti si fanno risalire addirittura al paleolitico e dal dialetto che ricorda più la parlantina del nord che non il tipico siciliano.

All’ingresso del paese ci imbattiamo in un simpatico vecchietto piemontese che subito inizia a chiacchierare in dialetto con i nostri piemontesi… quant’è piccolo il mondo! subito dopo, nella piazzetta troviamo ad accoglierci il Comandante dei Vigili Urbani e Nino, un colto e gentile signore che ci aspetta per farci da cicerone nella nostra visita ai musei e alle chiese con i suoi racconti storici, con erudite nozioni sulla configurazione geologica e morfologica del paesaggio, ma soprattutto con i suoi racconti esoterici che ci fanno accapponare la pelle…
E’ tardi e dobbiamo rimetterci in moto. Non possiamo purtroppo accettare l’invito a pranzo di Nino, perchè ci aspetta Michele con i suoi panini nel suo rifugio nel cuore dell’Etna. La strada che percorriamo è un paradiso per ogni motociclista: curve che sembrano disegnate col compasso e un grip eccezionale che, come dicono i motociclisti doc, “la moto va piega da sola”.

Ad un cenno di Peppe tutti i centauri accellerano, compreso mio marito… e persino io, da zavorra, mi diverto un mondo con quella strana sensazione di vedere l’asfalto avvicinarsi alla guancia. La giostra dura circa 14 km: pit stop al Rifugio Brunek di Michele. Peppe ce l’aveva già descritto molto bene: è un personaggio che ad un certo punto della sua vita ha deciso di lasciare lavoro e stress della vita quotidiana e di ritirarsi lontano dal mondo. Egli rifugge ogni pressione e a casa sua si fa come dice lui… e guai a mettergli fretta: e capace di cacciarti dal suo rifugio. Peppe scherzosamente gli chiede un caffè di premura e lui si rifiuta di farlo… lo prepara invece a Fabrizio perché, come dice Michele, ha saputo chiederglielo, con grande simpatico smacco per Peppe.

I panini sono ottimi e la sosta molto divertente, ma ripartiamo per raggiungere l’Etna dall’altro versante. Mentre percorriamo la strada dobbiamo fare attenzione, perché in terra c’è polvere fresca di lava caduta da poco e si rischia di scivolare e rovinare gomme e moto. In cima ci godiamo i colori dell’Etna e l’aria fresca di montagna. Foto di gruppo, bancarella per cuoricino di lava (questa volta sono io a non poterne fare a meno) e giù di nuovo in moto per raggiungere l’albergo ad Acireale. E’ tardi quando arriviamo e abbiamo giusto il tempo per una doccia prima di sederci per la cena. Dopo cena ci raggiungono Peppe (che nel frattempo ci aveva lasciati) e la mitica sua collega Enza. Che gusto chiacchierare sorseggiando un caffè ai bordi della piscina di acqua salata che ci attende per una nuotata l’indomani mattina.

Martedì 6 settembre. E’ tempo del dolce far niente: Peppe ci ha lasciato la giornata liberra. Di comune accordo, decidiamo di “spaparanzarci” in piscina e tra una nuotata e l’altra ci pappiamo “pani cunzatu” e birra, che in Sicilia è quasi una tradizione, fino a pomeriggio inoltrato, quando abbiamo appuntamento con Peppe per visitare la sua Acireale e per una puntatina a gustare la più buona granita di mandorle e brioche dell’universo intero… è questo quello che il nostro tourleader ci assicura. E ancora una volta non si smentisce. La granita è davvero speciale e ci da l’energia necessaria per percorrere le vie della città e scoprire le sue chiese barocche e il Palazzo di Città, con il miglior cicerone che ci poteva capitare: il nostro Peppe di Motoexplora. Concludiamo la serata in un ristorante costruito su delle palafitte a Capomulini con una gustosissima cena a base di pesce crudo, frittura e… poesia!!!

Il cielo della giornata successiva non si smentisce, è limpido e la temperatura, nonostante siamo ai primi di settembre non accenna a scendere, ma non c’è umidità e poi siamo in vacanza: sudare un poco non può farci male. Alle 9 siamo pronti per la partenza alla volta di Noto e del suo “noto” barocco. Mentre noi andiamo in immersione di arte barocca Peppe si piazza su una sedia fornita da un bancarellista suo conoscente a sorvegliare le nostre dueruote! Torniamo all’ora prefissata non senza una tappa-granita rinfrescante e ripartiamo sotto il sole cocente di mezzogiorno: Modica e il suo gelato al cioccolato ci aspettano!

Il gelato, tanto decantato dal nostro angelo custode non delude le aspettative dei nostri palati: il cioccolato di Modica unito a pezzetti di pera e il gusto ricotta con graniglia di pistacchio ci mandano in visibilio, tanto che fatichiamo ad alzarci quando Peppe ci spedisce a visitare la città, mentre lui rimane lì seduto in panciolle a sorvegliare – dice – le moto e tutti i nostri averi. Stiamo ammirando la Chiesa di San Pietro, quando un anziano paesano si intromette ed inizia, non interrogato, a raccontarci di Modica. In men che non si dica ci ha già raccontato dei fiumi che circondavano la cattedrale nei tempi antichi e di come Modica fosse nota come una piccola Venezia.

Ci racconta anche di un paio di episodi del Commissario Montalbano girati a Modica, nei quali sua figlia minore ha interpretato il ruolo di comparsa grazie alla sua bellezza mediterranea… quindi ci porta a visitare una grotta situata in un albergo della città e un camminamento da cui si gode di una splendida vista su alcuni palazzi noti. Sicuramente il suo intento era quello di farci conoscere l’albergo, di cui ci lascia alcuni depliant ma, nonostante la sua invadenza, ci siamo divertiti ad ascoltare la sua parlantina veloce inframmezzata da parole dialettali che stentiamo a comprendere.

Quando torniamo sui nostri passi si è fatto tardi e ripartiamo velocemente (ed è qui che devo aver perso i miei occhiali da sole… uffa mi toccherà ricomprarli) per raggiungere Caltagirone e le sue splendide ceramiche, nonché i 142 gradini della Scala SS.Maria del Monte che raccontano la storia millenaria della città e dei suoi vasai, dagli Arabi ad oggi. Noi, bardati con pantaloni e stivaletti da moto, ci costringiamo a percorrerla, gradino dopo gradino, risalendo, come dice il depliant fornitori dall’ufficio turistico, dal profondo della memoria storica alla coscienza della contemporaneità… che fatica signori!!! Ma ne vale la pena. Questa era l’ultima tappa della giornata, rimontiamo sui nostri cavalli a ruote per raggiungere Enna e il quarto albergo del tour: uno splendido hotel a 4 stelle, nel quale veniamo accolti con una semplice e allo stesso tempo ricercata cena a base di maiale dei Nebrodi, detto Suino Nero dei Nebrodi o Nero Siciliano. Una squisitezza!

Siamo già a giovedì mattina e siamo pronti per un’altra avventura alla scoperta delle emozioni che Peppe ha deciso di regalarci per quest’oggi. Percorriamo una strada meravigliosa, che si snoda in un gioco di curve e tornanti lungo le colline e i monti color oro e miele della Sicilia. Sono colpita da questo colore giallo arancio che ricorda il dolce nettare delle api, e anche da come in pochi kilometri, dietro ogni curva, il paesaggio cambi completamente in quest’isola millenaria e di come esso appaia… tridimensionale… altro che TV al plasma e occhialini con effetti speciali… In men che non si dica siamo a Villa Romana del Casale, sito archelogico risalente all’ultimo periodo della Roma imperiale, ricco di mosaici molto ben conservati grazie al fatto che per secoli è stato ricoperto dalla terra.

La preparatissima Lucia, bella guida locale, ci racconta pezzi di vita vissuta in quella lussuosa villa imperiale… che tanto ci ricorda la vita vissuta in certe ville dei politici attuali! Dopo un’ora e mezza di visita sotto il sole di mezzodì, siamo stanchi ed affamati. Peppe ci accompagna, da “Nino” per un luculliano pranzo a base di salumi e formaggi locali (sento ancora in bocca il sapore del pecorino allo zafferano e della ricotta ancora calda) e di una tenera tagliata che nulla ha da invidiare a quelle toscane e marchigiane. Torniamo in albergo in tempo per un tuffo in piscina o per un sonno ristoratore prima di cena. Dopo cena iniziamo a scaricare le foto nel net di Peppe e… iniziano a prendermi in giro per i miei numerosissimi scatti… tanto che a fine giro mio marito mi assegna il nomignolo di Megapixel! Siamo stanchissimi e crolliamo uno alla volta come pere cotte!

Venerdì mattina… sigh domani sera si parte… ci attende una bella sgroppata e un programma intenso, prima direzione Mussomeli e il suo castello. Prendiamo una strada dal panorama spettacolare! fino a raggiungere il castello, dove ci aspetta Pina, la guida, che ci accompagna all’interno, raccontandoci scene di vita dell’epoca. Chiaro esempio di arte gotica, il maniero, fu fatto edificare nel XIV secolo da Manfredi II Chiaramonte sorge su uno sperone di roccia calcarea alla periferia di Mussomeli. Una delle prime stanze che visitiamo è la stanza delle ‘tre donne’ che, come ci racconta la nostra guida, custodisce una terribile storia di gelosia e morte. Qui infatti, secondo la leggenda, sarebbero state murate vive dal ricco e potente principe Federico le sue tre sorelle Clotilde, Margherita e Costanza durante una campagna militare.

La guerra però durò più del previsto e le tre sfortunate morirono di fame dato che il cibo che Federico aveva lasciato loro era insufficiente per il loro mantenimento. Non avendo nulla di cui nutrirsi le poverette tentarono di mangiarsi le loro scarpe. Finita la guerra Federico, tornato a casa, trovò le sorelle con le scarpe strette tra i denti. Non può mancare la foto di noi tre donne con oggetti strani tra i denti, denutrite (non direi proprio con tutto il ben di Dio che mangiamo ogni giorno) e morenti… Ripartiamo dal Castello diretti ad Agrigento ma prima, per rifocillarci e riprenderci dalle fatiche, ci fermiamo per un un aperitivo direttamente dalla castellana del luogo (una ragazza che in una rappresentazione locale ha vestito i panni nientemento che della nota Baronessa di Carini) giunti ad Agrigento ci sediamo in un bar del centro per mangiare panini e arancini, facciamo amicizia con alcuni anziani del luogo e finiamo col cantare canzoni tipiche siciliane e napoletane. Poco prima delle 16,00 interrompiamo i canti tipici a malincuore, ma i tempi sono risicati e alla Valle dei Templi ci aspetta Nello che merita un capitolo a parte: troppo forteeee!!!!

Andatura sicula (guai a superarlo più di 1 metro nel camminare), parlare lento e cadenzato, preparatissimo e ironico, è la nostra mitica guida. Mentre ci racconta della Valle dei Templi ci rammarichiamo di non aver studiato di più ai tempi della scuola. Nello non racconta solo la storia, ma con i suoi continui richiami ironici alla vita e ai costumi degli uomini politici odierni, fa pura filosofia… peccato non averlo filmato!
Sono le 18,00 quando ci rimettiamo in moto, stanchi e sudati, ma soddisfatti della giornata trascorsa… ma le emozioni che Peppe ha in servo per noi non sono ancora finite per oggi. Si dirige verso Sciacca e si ferma per una incantevole foto su di un dirupo a strapiombo sul mare “la Scala dei Turchi”… ma la mia paura delle altezze non mi consente di rilassarmi appieno e ogni volta che qualcuno si avvicina all’orlo del precipizio lancio urli involontari e mi allontano per non guardare. Rino e Peppe mi prendono per mano e riescono ad avvicinarmi abbastanza per una splendida foto di gruppo e per una romantica con mio marito: spettacolare!

Ripartiamo verso il tramonto di Sciacca, ma quando arriviamo il sole è calato da un pezzo, ma siamo in tempo per gustare la più buona granita al limone dell’intera isola e, quindi, d’Italia e del monto intero, in un bar vicino al porto dove non fosse stato per Peppe non saremmo mai andati. All’interno scopriamo poi che ha addirittura tre stelle Michelin per quella granita. L’emozione di quel gusto di limone costituisce l’apice di quella splendida giornata e di tutto il viaggio fino ad ora, mentre Peppe esulta perché è riuscito a non perdersi nemmeno la Smart di Riccardo nel traffico di Sciacca.
Ripartiamo con l’animo colmo di emozioni alla volta dell’Hotel Don Giovanni a Sambuca di Sicilia. Costruito secondo la struttura di un antico baglio siculo, l’albergo ci appare molto bello e suggestivo e l’accoglienza la più calorosa di tutto il tour. Ceniamo molto tardi su una terrazza con vista sulla piscina, la stessa sulla quale faremo colazione l’indomani. e che cena! Mitica la parmigiana di melanzane fatta preparare esplicitamente dal nostro tour leader.

Sabato, ultimo giorno in Sicilia, almeno per me, Rino e Fabrizio, visto che qualcuno si ferma ancora un giorno! Siamo un po’ tristi per la partenza imminente, ma Peppe ci riserva ancora sorprese che ci faranno sorridere di piacere e non solo… Per tutto il percorso da Sambuca di Siclia verso Palermo il paesaggio è incantevole tra dolci colline e montagne color miele che percorriamo in una serie di curve e tornanti da giostra. La prima tappa e Contessa Entellina, dove ci fermiamo visitare una chiesa di rito greco-bizantino e un caffè quasi gratis… al momento di pagare tutta la ciurma lascia il bar convinta che io, battezzata fin dall’inizio, come coniuge Cassa, avessi già pagato con la cassa comune e fossi uscita, ma il barista li apostrofa “ma qui nessuno paga?”… fortuna esco io dal bagno e fugo tutti i dubbi pagando il dovuto.

Ripartiamo alla volta di Palazzo Adriano: che emozione ritrovarsi nei luoghi di “Nuovo cinema paradiso”, pare quasi di rivivere il film, mentre visitiamo la Galleria di foto all’interno del Palazzo Municipale. In essa sono esposte oltre cento fotografie originali che raffigurano le scene e i retroscena del film girato quasi interamente nel paese.

Da Palazzo Adriano andiamo a Ficuzza, una frazione del comune di Corleone, dove brindiamo al “frapochissimononno” Fabrizio e mangiamo l’ultimo pani cunzatu del tour. Non mancano le foto che Peppe vuole con ognuno di noi e per le quali noi ci prestiamo molto volentieri poiché, come già immaginavo, in questo viaggio si è dimostrato una persona davvero straordinaria.

E’ da poco passata l’ora di pranzo e il momento degli addii si avvicina, ma le emozioni non sono ancora finite: come giustamente Fabrizio ha fatto notare più volte, non abbiamo ancora mai assaggiato il vero cannolo siciliano. Ma Peppe non poteva farcene assaggiare uno qualunque, lui ci porta a mangiare il più buono in assoluto, a Piana degli Albanesi: ve lo posso giurare, non ho mai assaggiato un dolce più buono nella mia vita, e mentre lo assaporo mi metto a ballare al suono di una canzone anni 80.

Purtroppo triste è l’emozione che Peppe ci riserva per l’ultima tappa: Portella della Ginestra!
Come ci ricorda lo stesso nostro tourleader siciliano, si tratta di una località tristemente nota per essere stata teatro il 1º maggio 1947 della prima strage dell’Italia repubblicana. In quella data, nella quale si tornava a festeggiare la festa dei lavoratori dopo il periodo fascista, circa duemila contadini si riunirono nella vallata di Portella della Ginestra per manifestare contro il latifondismo, Sulla gente in festa partirono dalle colline circostanti numerose raffiche di mitra che lasciarono sul terreno, secondo le fonti ufficiali, 11 morti (9 adulti e 2 bambini) e 27 feriti, di cui alcuni morirono in seguito per le ferite riportate. Sul luogo della tragedia ora sorge un Memoriale, costituito da numerose iscrizioni incise su pietre locali di grandi dimensioni, poste attorno al “Sasso di Barbato”.Un momento di riflessione su questa splendida terra, dai colori dell’oro e del miele, dalle rocce aspre e dalle dolci colline coltivate a grano e vigneti, dai sapori dolci e forti nello stesso tempo, dalla gente semplice ed ospitale, e tuttavia martoriata da stragi di mafia da quasi 70 anni.

Peppe ci saluta e abbraccia qui, dice di non amare gli addii e per questo ci saluterà solo con un cennò lungo la strada per il porto. Lo abbracciamo con il cuore colmo di gratitudine per le meravigliose emozioni che ci ha regalato in questi 8 giorni e con la promessa di rivederci presto, per un altro viaggio con Motoexplora, possibilmente con lo stesso gruppo, splendidi compagni di viaggio e di avventure!

Assunta Cassa

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