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Dal Mediterraneo al Mar Nero: Agosto 2012.

Dal Mediterraneo al Mar Nero: Agosto 2012.

a cura di Roberta Quario

Metti tutte le sere a cena 12 motociclisti che non si conoscono, di origini ed esperienze diverse, dai 25 agli over 65 anni, fieri proprietari di BMW GS di varie fogge e cavalli e di una Honda sportiva, tra loro due donne , una pilota, l’altra la passeggera che tutti vorrebbero come compagna di viaggio; mescola senza agitare ed al posto dell’oliva aggiungi un neo proprietario di Harley Davidson, neofita di viaggi e di moto…una miscela esplosiva? No, un viaggio di oltre 5000km da effettuare in 14 giorni, un viaggio esplorativo alla ricerca di nuovi itinerari nell’Europa dell’Est, un lungo anello
che attraversa Slovenia e Ungheria , taglia la Romania da nord a sud, scende al Mar Nero in Bulgaria e ritorna attraverso Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia e Croazia. Lo chef ? Peppe, un matto di siciliano dal cuore grande che ha fatto del mototurismo il suo lavoro e che per l’occasione si inventa questo tour.

Le prime tappe del viaggio sono di trasferimento, ne approfitto per svuotare lentamente la mente dalle fatiche della routine quotidiana accumulata e godermi la guida: le regole sono ferree: tour leader in testa, andatura costante, niente sorpassi da motoGP tra di noi, massima attenzione. Siamo un lungo serpentone che si snoda sinuoso, sento il motore di chi mi precede, comincio a sentire la sintonia di chi mi segue, l’asfalto scorre veloce ma non tutto va come dovrebbe e il nostro capo ci redarguisce con fermezza: “la sicurezza sopra ogni cosa e se il gruppo non si comporta nel modo giusto rischiamo inutilmente. ..” Già, il gruppo.. che concetto particolare per un motociclista, usualmente solo con il proprio mezzo, al più dotato di passeggero al seguito (odio la parola zavorra!!), solo con le proprie decisioni, cuore e istinto che obbediscono ad un motore…ora dobbiamo dimenticare le nostre abitudini e cercare di armonizzarci per trovare uniformità di andature e comportamenti.. messaggio ricevuto e siamo già a Lubiana.

La capitale della Slovenia è giovane e ricca di vita, musica e spettacoli di strada, passeggiamo a lungo e cerco di sapere qualcosa di più dei miei compagni di viaggio, sono curiosa di conoscere le loro aspettative su questa esperienza. Vi è tra di noi un comune denominatore: nessuno avrebbe affrontato un itinerario così se non con un adeguato supporto organizzativo e tecnico, dunque la scelta di un tour operator.
Nella nostra seconda giornata di viaggio il Lago Balaton è una piacevole sosta lungo la monotonia della pianura ungherese, l’autostrada non offre d’altronde grandi spunti paesaggistici: ci attendono in serata Budapest e una passeggiata lungo il Danubio, a ricompensa di caldo e km sofferti .La sera sul comodino dell’albergo trovo un segnalibro dove è riportata una citazione che più o meno dice che non ci saranno mai due persone che leggono lo stesso libro…così come, penso, non ci saranno mai due persone che compiono lo stesso viaggio, ognuno vede del la vita un proprio frammento, il bello sta nel condividerli e ricomporre il puzzle.

Questo variegato ed eterogeneo mix di mototuristi non si puòancora definire un gruppo affiatato… riuscirà il nostro tour leader a condurci attraverso gli ostacoli della strada, a mettere d’accordo teste e motori diversi, a gestire tensioni e contrasti? Ad ogni buon conto al primo intoppo siamo invitati a recitare, quello che a dire del nostro accompagnatore è un rito scaramantico, ovviamente, in siciliano stretto.. ignoro ancora adesso cosa esattamente io abbia declamato nella piazzola di un autogrill ungherese la mattina del terzo giorno ma, credo che il risultato sia stato soddisfacente. Arriviamo in Romania ed è ciò che la maggior parte di noi attendeva con ansia, nessuno di noi ci è mai stato e personalmente ho cercato notizie tra tutti i rumeni che ho avuto occasione di incontrare nell’ultimo mese: considerando che faccio il medico in un piccolo paese vicino Roma, sede di numerosi immigrati, ho avuto diverse opinioni in proposito, alcune lusinghiere altre meno ma sempre di grande nostalgia. Ho promesso ai miei pazienti che riporterò loro un giudizio imparziale e severo e a qualcuno…un po’ di aria di casa.

L’ingresso in Romania è come uno schiaffo inatteso: strade trafficatissime, asfalto spesso in condizioni non ottimali, cantieri ovunque, km percorsi dietro a TIR decisamente poco ecologici per i nostri polmoni:il viaggio entra nel vivo della scoperta di una realtà ancora lontana dagli standard a cui siamo abituati. Ci fanno compagnia le cicogne, sono decine i nidi sui pali lungo la strada, addolciscono di un sapore di favola il paesaggio rurale, i cui frutti vengono offerti su improvvisate bancarelle di fronte all’uscio di casa, custodite da anziane signore immobili nell’attesa di un acquirente. I palazzi degli zingari, opulente costruzioni dall’aspetto di pagode dorate, sono un contrasto stridente tra i fabbricati che si snodano lungo la statale. L’ambiente extraurbano vive una arretratezza economica evidente che in parte scompare entrando in città: siamo a Cluj-Napoca, vecchia capitale della Transilvania. Ci spazzoliamo una cena tipica rumena a base di carne e verdure alla griglia, la compagnia si sta affiatando, si delineano personalità, la sera insieme è sempre di più un’occasione per conoscersi, ridere, scherzare, quello che durante il giorno è meno facile, ognuno in sella, solitario centauro sulle strade del mondo.

La scoperta della Romania continua con il Castello Hunedoara, imponente costruzione gotica legata al personaggio di Matei Corvin che ne fece baluardo della difesa contro i Turchi, che riusciamo a visitare grazie alla disponibilità di una guardia all’entrata: non abbiamo moneta locale sufficiente, non ci sono bancomat né sportelli di cambio…eppure siamo in una località turistica frequentata.. con poche parole in italiano lo convinciamo a cambiare pochi euro, che non basteranno successivamente per dissetarci … ma di fronte ad un gruppo di prodi motociclisti anche la signorina delle bibite abbandona la diffidenza ed accetta gli euro! Lontani dal traffico intenso della frontiera ci godiamo l’arrivo a Sibiu, cittadina ordinata e deliziosa che si dimostra una piacevole sorpresa e che ne prepara un’altra: l’attesissima Tranfagarasan, una delle strade definite da “Top Gear”, nota trasmissione televisiva inglese, tra le più belle del mondo: finalmente su curve e tornanti!

Si rivede anche qualche rappresentante della fauna motociclistica, per la verità molto pochi, che salutiamo con entusiasmo degno di bambini al luna park. Ora il gruppo è libero di sciogliersi e di affrontare come meglio crede questa meraviglia che non ci fa rimpiangere le strade alpine: l’asfalto lascia un po’ a desiderare ma la vista è spettacolare. Si sale velocemente fino al passo poi un lungo tunnel praticamente non illuminato apre la strada sulla valle e la vista è mozzafiato, decine di curve e serpentine scavate nella roccia, tornanti dalla visibilità perfetta si snodano per chilometri che sembrano infiniti. Il divertimento è palpabile, percorro un lungo tratto da sola senza incontrare anima viva ed è uno dei momenti più belli della mia vita da motociclista: natura, strada, moto, silenzio attorno, una danza con le ruote che vorrei non finisse più. Il gruppo si ritrova al lago Vidraru ed il giudizio è unanime: un percorso spettacolare di grande emozione, pressochè unico.

All’arrivo il meno esperto tra noi viene promosso sul campo tra gli applausi: da ora in poi sarà chiamato “il Principe Cipollino”… una vera conquista per chi aveva nelle ruote prima di partire e non dichiarati al momento dell’iscrizione al viaggio meno di 500km!! La tenacia e la prudenza non lo hanno fatto desistere era veramente alta la voglia di viaggiare, di scoprire mondi nuovi, il gruppo si è dimostrato solidale e a turno un volontario si è offerto di scortarlo o guidarlo, tra tutti, colui che per noi sarà “lo zio” si distingue per l’ostinazione nel profondere consigli tecnici…essere motociclisti è anche questo…

Un giorno intero a Bucarest in sosta per riprendere le forze, giro turistico rigorosamente in autobus scoperto per godere le bellezze della città e serata allietata da una cena tipica…siciliana in Romania. Chi se non il nostro che ultracatanese tour leader poteva imbattersi a Bucarest in una pasticceria con annesso ristorante siciliano gestiti da catanesi doc? Pesce fresco e vino italianissimo, dialetto e cannoli.. ci sentiamo un po’ troppo campanilisti… ma ne vale la pena e i sensi di colpa svaniscono facilmente.

Ora la direzione è la Bulgaria, si attraversa il Danubio nuovamente, verso Varna, località turistica sul Mar Nero: bagno in mare obbligatorio! Acqua caldissima e spiaggia, la città è tra le più gettonate dai turisti, siamo immersi per la prima volta da giorni in un clima quasi romagnolo, ci lasciamo mollemente trascinare nella passeggiata tra le bancarelle ed è l’occasione per gli immancabili souvenir. Il clima è rilassato e già si nota qualche differenza con l’appena lasciata Romania. Cena sul mare e due passi nel parco ci riportano all’hotel. L’indomani mi precipito a colazione: sono curiosa di assaggiare il rinomato yoghurt di Lactobacillusbulgaricus originale e devo riconoscere che le mie aspettative sono confermate. Una delizia!

Ci dirigiamo a visitare il “Cavaliere di Madara” , sito patrimonio mondiale dell’Unesco: si tratta di un bassorilievo scolpito nell’VIII secolo su di una parete di roccia alta circa 100 metri che raffigura un cavaliere accompagnato da un cane ed un leone e posto a circa a 23 metri di altezza. Il parco che circonda la roccia è affascinante e durante la visita siamo scortati da due simpatici cagnolini (molti sono i randagi in Bulgaria ma a questi noto un singolare “orecchino” di riconoscimento); misteriosamente sono loro che ci conducono all’origine di una musica che sembra provenire da altre epoche: siamo alla grotta delle Ninfe, dove un personaggio in abiti bucolici suona un antico strumento a fiato, forse una zampogna: mi aspetto di veder spuntare dai cespugli giovani fanciulle che danzano vestite di veli ed ornate di fiori, immagino un’antica cerimonia di propiziazione, l’ambiente evoca riti religiosi …ma la musica si interrompe e molto prosaicamente il suonatore sta rilasciando scontrini fiscali con un dispositivo ultramoderno ai turisti giunti sul posto ad acquistare i suoi oggetti in vendita..potere dell’economia.. mi riprendo dal sogno e ritorno alla moto, la prima pioggia di questo viaggio è arrivata, meglio vestirsi.

La regione che attraversiamo è ricca di boschi e di villaggi rurali e la nostra sosta è una vera occasione di curiosità per piccoli e grandi, i primi specialmente arrivano a gruppetti a più riprese a vedere e toccare con mano le moto, i secondi si tengono più a distanza quasi a non voler disturbare e siamo noi spesso ad invitarli ad avvicinarsi, qualcuno tenta di parlare italiano e a volte ci capiamo solo a gesti ma non è importante, una foto non si nega a nessuno!

Ci troviamo nel sud della Bulgaria, ricco di montagne e paradiso per noi, percorriamo i Rodopi, catena montuosa ai confini con la Grecia, fino alla “Gola del Diavolo” a Trigrad, rocce a strapiombo su fiume e strada, di grande impatto visivo ed emozionante per le nostre ruote che pennellano deliziosamente curve e controcurve. La giornata è perfetta e se anche un banale incidente ci obbliga all’incontro con la polizia locale, la disponibilità dei ragazzi che si trovano coinvolti con il nostro compagno è tale da farci dimenticare il tempo perso; dopo un paio di ore trascorse tra burocrazia e scambi di account fb ripartiamo da Devin all’imbrunire: i boschi che attraversiamo hanno un nonsochè di magico e percorriamo chilometri accompagnati solo dallo scrosciare di acqua di torrente, cala una notte incantata, gli animali della foresta, spaventati dalle luci e dal rumore dei motori sono figure fuggevoli e occhi fosforescenti. Raggiungiamo l’albergo a Bansko, sul monte Pirin , a sera tarda, spronati da un freddo inusuale.

L’indomani saliamo verso nord costeggiando il massiccio montuoso del Rila, ove sorge l’omonimo antico monastero al cui interno il tempo sembra essersi fermato, si tratta del più antico monastero bulgaro meta di numerosi pellegrinaggi e definito la Gerusalemme bulgara .Dopo aver attraversato la pianura Traciasu strade in ottime condizioni entriamo nella capitale. Anche Sofia merita una giornata intera di visita che ci godiamo grazie anche alle indicazioni di Elena, guida turistica appositamente arruolata da Peppe. Il viaggio ha superato il giro di boa, ne approfittiamo per ricaricarci, mancano all’appello ancora quattro stati e parecchi chilometri ed il caldo ricomincia a farsi sentire.

Dobre Bulgaria, blagodarya! Grazie dell’ospitalità, dei paesaggi mozzafiato, delle ottime strade, del cibo invitante, ce ne andiamo a malincuore, convinti all’unanimità di doverci tornare.. ci sarebbe stato molto altro da vedere e da scoprire..dovizhdane, arrivederci.
Il viaggio verso Skopje è vagamente triste, gli ultimi cinque giorni hanno riempito occhi e cuore, ma non c’è tempo per la malinconia, la Macedonia si offre lussureggiante e ricca e non fa rimpiangere i giorni trascorsi ; il tragitto da Sofia è breve e lascia tutto il tempo per la scoperta della capitale. Tagliata dal fiume in due settori, una parte araba l’altra ortodossa, Skopje è un grande cantiere di rinnovamento e costruzione: imponenti palazzi, statue ovunque, sia in bronzo che in marmo, tra tutte giganteggia la fontana dedicata ad Alessandro Magno, figlio di Filippo il Macedone ed orgoglio della Patria, principale attrattiva della città.

L’atmosfera serale è estremamente gradevole, c’è molta vita e volentieri ci immergiamo nel flusso del passeggio. L’Arco di Trionfo è la location ideale per una foto di gruppo con le moto schierate prima di ripartire la mattina, verso il Parco nazionale di Mavrovo, attraversato da splendide strade in ottimo stato; costeggiamo il lago omonimo immersi in una natura incontaminata e velocemente ci dirigiamo verso l’Albania. Prima del confine a Debar veniamo rallentati da un intero paese in festa: oggi è giovedì, giorno di matrimoni e a giudicare dal traffico se ne staranno celebrando almeno un centinaio… Al confine incrociamo due coppie di sposi che entrano in Macedonia: gli sguardi sono timidi e stupiti: per noi o per ciò che li attende? Sono giovanissimi ed elegantissimi: è l’occasione per festeggiarli a suon di clacson.. senza infastidire i doganieri però…

Le procedure burocratiche al confine vanno per le lunghe e in parecchi si offrono di aiutarci offrendoci della collaborazione per il pranzo: non rifiuto e mi faccio accompagnare al primo paese ad acquistare il pranzo per tutti: qualcuno che parla italiano si trova sempre e la disponibilità è impagabile: l’impatto con l’Albania è decisamente positivo. Ci rimettiamo in marcia ed attraversiamo un territorio montuoso selvaggio e brullo spettacolare, la strada è lontana dalle mete turistiche e dal mare, dunque in condizioni meno buone, alcuni tratti di sterrato, ciononostante con la dovuta prudenza e la nostra andatura turistica non vi è nessun problema. Siamo decisamente oggetto di curiosità da parte di tutti, lungo la strada si incontrano in prossimità di villaggi e campi coltivati decine di ragazzini che offrono in vendita i prodotti locali e ci salutano sbracciandosi, sulle montagne il trasporto pubblico albanese avviene su minivan, se ne incontrano a decine che si inerpicano verso i villaggi e con tutti scambiamo saluti, durante le soste un “ciao italiani” si sente sempre, qualcuno vuole offrire birra ma rifiutiamo con cortesia.. in viaggio è fermamente proibito l’alcool.. perlomeno durante la guida, a meno di non voler incorrere nelle ire del capo..

Il breve tragitto in Albania finisce a sera inoltrata, rimangono pochi chilometri dal confine verso Podgorica dove ceniamo nel ristorante del più famoso calciatore montenegrino, di cui francamente non ricordo il nome, anch’egli una sorta di eroe della patria… per fortuna gli eroi moderni si cimentano in giochi e non in guerre come qualche secolo fa…

In Montenegro, ricchissimo di bellezze naturali, lasciamo l’ennesima promessa di ritornarvi ed imbocchiamo la strada verso l’ultima sosta prevista del viaggio: Mostar. Tra la dogana del Montenegro e quella della Bosnia vi è circa un chilometro di paradiso di rocce a strapiombo: è il momento di foto spericolate e via.. ma in Bosnia le sorprese non finiscono: lungo il tragitto incrociamo un fiume dai colori stupendi circondato dalla vegetazione, il Bregava. Percorriamo pochi chilometri e appena troviamo un luogo adatto parcheggiamo e mettiamo a mollo i piedi: vengo omaggiata di un meraviglioso gambero di fiume appena pescato da un simpaticissimo bagnante, che in poco tempo ci fa ulteriore dono di fichi e more che crescono lungo la sponda opposta: attirata della purezza dell’acqua resisto forse un minuto e mi tuffo, accompagnata da altri amici di viaggio, per un bagno stupendo, l’acqua è fredda ma non gelida e comunque la temperatura esterna supera i 35 gradi per cui risalire in moto semibagnata non è affatto spiacevole.

In breve siamo a Mostar e dedichiamo tutta la serata a visitare la città e le testimonianze del conflitto di cui è stata vittima. Ora i vicoli sono ricchi di negozi di souvenir, i turisti sono tantissimi anche attirati dalla vicina Medjugorje, i segni della guerra sono quasi scomparsi: rimangono le foto dolorose della distruzione e del crollo del ponte, simbolo dell’unione tra due mondi che si volevano divisi. Il ponte ora è ricostruito e simile ad una mezzaluna d’argento incanta chiunque lo guardi e continua ad affascinare. Don’t forget è inciso sulla pietra che inquadro dalla mia fotocamera dal punto da cui la vista del ponte è migliore… Ceniamo in una atmosfera unica, avendo come scenografia il ponte e la parte araba illuminata… ed è il momento di tirare le fila di questa nostra esperienza di viaggio: il “Principe Cipollino” riceve da noi tutti una Laurea in Motociclistica Applicata honoris causa e promette di dedicarsi al mototurismo in ogni attimo libero, per noi che già siamo proseliti di tale religione è il momento di programmare il prossimo viaggio… giusto per non perdere l’abitudine!!

Siamo al centro della Bosnia e la strada di casa per la maggior parte dei compagni di viaggio è via terra, solo mio marito ed io potremmo imbarcarci a Spalato per raggiungere Ancona e di lì casa.. ma la compagnia è preziosa ed a conti fatti solo in tre lasceranno il gruppo per raggiungere l’Italia in un’unica tappa… la notte si prepara il nuovo itinerario, riusciamo a prenotare al volo l’albergo ed è fatta: l’indomani ci godiamo in grande libertà l’Herzegovina e la Croazia: più saliamo verso nord più ritroviamo strade trafficate e sentori quasi di casa ma nessuno è così ansioso di tornarci: un’altra serata in compagnia tra le montagne croate, ancora risate ed esperienze da condividere, storie da raccontare tra amici : il Generale, il Fratellino, il Primario, la meravigliosa regista delle riprese del viaggio Fellina, il Principe Cipollino, il soldato Gianka, il Principe Reggente, Lady Hawk, Lo Zio, Obelix, Mr Trophy e Peppe ovvero il Magnifico Rettore, ognuno con il suo soprannome e la sua storia.

Siamo stati un bel gruppo, è stato un meraviglioso viaggio. Ripartiamo mestamente, promettendoci di salutarci più avanti lungo la strada ma qualcuno scompare presto dalla vista e per me l’addio ha il sapore del sale: alzo poco la visiera e apro un po’ il gas, ci siamo persi il Principe: me lo immagino solitario e libero fuggire in sella alla sua adorata e dimenticarsi il lavoro del giorno dopo. Chissà…magari lo fa.. sorrido e tiro dritto.. la strada di casa è ancora lunga.

Roberta Quario

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