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Balcani: Maggio 2013.

Balcani: Maggio 2013.

a cura di Mauro Tamagni

Quando sul finire dello scorso anno a me e mia moglie ci balenò l’idea di visitare il Montenegro in motocicletta iniziò il percorso di avvicinamento a quello che sarebbe stato un progetto straordinario.
Iniziammo col consultare cartine, atlanti e ogni sorta di sito internet che raccontava di questo paese che racchiude quasi nell’oblio tanta parte della nostra storia. Più andavamo in profondità alla scoperta degli angoli nascosti e più nascevano interrogativi. Fu poi nell’aprire un sito, segnalato dai soliti motori di ricerca di internet, che apparve una proposta di MOTOEXPLORA e che enfatizzava PASSAGGIO A SUD-EST: era più o meno era quello che avevamo in mente.

Due righe di e-mail per chiedere chiarimenti e dopo due giorni una voce forte e suadente mi chiamava al cellulare.
-Pronto ? sono Peppe Pagano e se mi darai fiducia ti farò visitare il Montenegro come nemmeno te lo immagini –
Il tono e gli argomenti ci avevano convinto e nel giro di poco io e i miei amici aderimmo al progetto.
Finalmente arrivò il 31 maggio io e mia moglie salimmo a bordo della fida BMW k 1200 LT carica all’inverosimile e raccogliendo Sandro, Giacomo e Milena ci dirigiamo al porto di Ancona dove Peppe ci aspettava. Durante la strada ci raggiunsero anche Rori ( il professore ) Pino e Gianni che arrivano dal Milanese, tutti entusiasti e pieni di aspettative.

Le nostre moto erano stracariche, il nostro animo lo era altrettanto.
Peppe era ad aspettarci sul piazzale della biglietteria dei traghetti e subito ci accolse con il suo innato entusiasmo.
Allo scadere dell’ora concordata altre quattro moto entravano rombando nel piazzale del porto di Ancona ed erano altrettanti amici Siciliani che ci raggiungevano per aggregarsi al viaggio.
Nel ventre del grande traghetto Croato entrarono così le nostre speranze assieme a tutte le nostre aspettative.
Il primo giugno arrivammo a Spalato sotto una pioggia debole ma insolente, quasi come i doganieri che con solerzia svizzera ci scrutarono ogni virgola dei nostri documenti.

Finalmente il viaggio iniziò veramente e ci inoltrammo sulla costa Dalmata. Più scendevamo e più il profumo del mare e i colori della Croazia ci inebriavano mentre un timido sole ci accoglieva lungo la costa .
La splendida Dubrovnic ci accolse tra le sue candide pietre scaldata da un sole di tarda primavera nel suo fascino di figlia della Serenissima. Ci addentrammo tra i suoi vicoli con gli occhi pieni di meraviglia scattando una montagna di foto. Poi ancora in moto e tra un po’ di sole e qualche goccia di pioggia procedemmo verso il Montenegro.

Ancora dogane e ancora doganieri solerti, poi la bandiera rossa con l’aquila bicefale tra due spade ci accolse in Montenegro.
Ben presto si presentò il fiordo di Cattaro con tutta la sua travolgente imponenza. Chilometri tra il blu del mare, il cielo e il verde dei boschi. Mentre percorrevamo le curve della costa attraversando paesini caratteristici che probabilmente una volta erano rifugio di pirati, la mente andava a tutta la storia che li era passata e di cui li restavano le testimonianze tra fortificazioni e approdi militari.

Due isolette particolarmente caratteristiche spuntavano dall’acqua e la visita alle stesse su una barchetta prenotata dal nostro Peppe ci fece scoprire un piccolo gioiello di monastero costruito sui resti di vascelli affondati nei secoli per creare una chiesetta sacra ai marinai.
A sera l’albergo di Kotor realizzato nella cinta muraria della città ci accolse stanchi ma soddisfatti.
-A me Cattaro ricorda qualche cosa, ma non ricordo cosa. Disse mia moglie perplessa.

Un veloce ricerca fatta su internet con lo smart-phone ed ecco che appare la storia di Gabriele Dannunzio che la notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1917 bombardò navi della marina Austro –Ungarica con una squadriglia di 15 aerei da combattimento Caproni, partiti dalla base di Gioia del Colle e giunti sul bersaglio solo con l’aiuto della bussola e l’orientamento delle stelle. Atti eroici di altri tempi che fanno impallidire la nostra tecnologia moderna.
Domenica ore nove tutti puntuali sulle moto partimmo per Ulcinj, ridente cittadina sul mare ai confini con l’Albania. Ci inerpicammo poi per una strada panoramicissima che ci fece esprimere un moto di stupore quando scavallando il passo ci apparve il lago di Scutari. Un vera perla incastonata tra il Montenegro e l’Albania per la quale gli aggettivi non rendono giustizia.

Un piatto di spaghetti a Virpazar ci unì accompagnando un brindisi con birra locale alla festa della Repubblica Italiana del 2 giugno. In serata ritorno a Kotor pieni sole, di aria e di tornanti.
Lunedì puntuali accendemmo i nostri mezzi rombanti per dirigersi a scoprire il parco del Lovcen e Cetinje, l’antica capitale del Montenegro città natale della Regina Elena moglie di Vittorio Emanuele III.
A giudicare dalla prosperosa guida locale di nome Cristina che ci fece da guida si può capire perché si fosse cercata una sposa per il nostro Re che non fosse consanuinea con i monarchi europei, resi oramai spesso deboli da matrimoni combinati sempre tra parenti.
Ancora la nostra storia si intrecciava con il viaggio tanto desiderato. Pochi italiani oggi sanno che questo piccolo paese balcanico fece parte del Regno

D’Italia dal 1941 al 1943 durante il periodo Fascista. Tra quelle mura di quella piccola città vive la memoria che in parte appartiene anche ai nostri padri ingiustamente dimenticati nell’oblio dei vinti. Il parco di Lovcen ci accolse con la pioggia, ma salimmo fino alla vetta tra muri di metri di neve fresati solo da pochi giorni. Rientro in serata a Kotor. Martedì il viaggio proseguì lasciando la costa per addentrarci nell’interno.
Costeggiammo il fiume Tara che crea nel suo alveo un suggestivo Canion fino a raggiungere il monastero di Moraca risalente al 1252.
In serata arrivo a Kolasin dove un albergo meraviglioso ci accoglieva con il rilassante piacere delle sue piscine interne.

Mercoledì si partì alla scoperta del gruppo del Durmitor che però ci venne segnalato chiuso causa la grande quantità di neve ancora presente in quota. Il viaggio comunque fu suggestivo, tra montagne boschi e vallate e anche se non riuscimmo a vedere le bellezze programmate, ci divertimmo ugualmente azzannando uova sode e bevendo cappuccino che erano le uniche risorse commestibili in un locale trovato aperto lungo la strada.
E’ proprio vero che quando si e predisposti si ride e ci si accontenta di tutto.
La giornata si concluse con l’arrivo all’albergo prenotato di Podgozica dove tra lo stupore e l’entusiasmo degli appassionati dividevamo la struttura con i calciatori della nazionale Montenegrina.

Il settimo giorno lasciammo il Montenegro per Mostar in Bosnia. Il viaggio si snodò fra colline, paesini sperduti , valli verdissime su strade molto poco battute da qualche fatiscente vettura o camion mezzi scassati. Prima però salimmo al monastero di Ostrog dove le spoglie di San Basilio attraggono Cristiani, Ortodossi e Mussulmani.
Per arrivarci ci inerpicammo per una stradina a strapiombo su una grande vallata dove la caratteristica costruzione religiosa ricavata nella roccia dominava con la sua severità anche le nostre anime. Vedendo il fluire dei pellegrini che con ogni mezzo salivano a rendere omaggio alle spoglie del Santo mi colse quasi un senso di colpa, perché noi eravamo in visita di piacere mentre si vedevano poveri disgraziati con ogni tipo di menomazione si recavano da San Basilio per dei ben più importanti motivi.

Finalmente la città simbolo del martirio della Guerra nei Balcani. Ferite ancora profondissime sono li a raccontare della follia degli uomini. Forse era suggestione, o forse i segni ancora evidenti delle cannonate e delle pallottole ma si respirava ancora una sorta di angoscia.
Per noi però era la sera dell’addio al gruppo che avremmo il giorno dopo abbandonato per tornare a Spalato .
Tanti erano i sentimenti che mi presero durante la cena che quella sera consumammo in un tipico ristorante davanti al Ponte sulla Nerevda . Soddisfazione per il bellissimo viaggio, dispiacere per dover lasciare persone con le quali così bene avevamo legato, rimpianto per i luoghi visitati così belli e così carichi di significati, e forse tanto altro ancora, ma anche i viaggi più belli devono finire.

Il giorno seguente passammo da Medgjugorjie e salimmo sulla collina delle Apparizioni , ma questo forse è un’altra storia che ben poco ha del viaggio e molto di più ha del personale.

Mauro Tamagni

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