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Spagna – Andalusia: Aprile 2014

a cura di Silvia Gambin

“L’uomo che viaggia solo può partire oggi, ma chi viaggia in compagnia deve aspettare che l’altro sia pronto”
La nostra avventura inizia Sabato Santo sotto un cielo che non promette nulla di buono.
L’idea di un viaggio organizzato da Motoexplora aleggiava da parecchio tempo, ma la Spagna era decisamente impensabile.
Con un po’ di pensieri rispetto al lungo viaggio che ci aspetta ci dirigiamo all’incontro con i nostri compagni d’avventura.
Quando raggiungiamo Civitavecchia per l’imbarco sul traghetto che ci porterà fino alla penisola iberica, siamo già otto moto. Un bel gruppo direte voi; in realtà la Spagna vedrà arrivare un gruppo di ben diciassette moto e ventuno anime.

Sbarchiamo la sera di Pasqua a Barcellona, dopo aver trascorso alcune ore a chiacchierare e conoscere quelli che sarebbero stati i nostri compagni di vita per i seguenti 13 giorni.
La prima cena in compagnia la consumiamo in un ristorante lungo la famosa “passeggiata” della città (la ramblas), vivace e ricca di locali popolati da gente di ogni provenienza geografica.

Al nostro risveglio, purtroppo il tanto decantato sole “caliente“ della Spagna ha deciso di andarsene in vacanza… E proprio quando siamo arrivati noi! Tutti muniti (o quasi…) del necessario abbigliamento tecnico (in goretex, moplen, etc.) per affrontare il viaggio, partiamo sotto la pioggia alla volta del monastero di Montserrat.
Restiamo sbalorditi mentre ci avviciniamo alla nostra meta:la nebbia!!! Incredibile, uno lascia il Veneto per andare in vacanza in Spagna e trova freddo e nebbia. Decisamente originale come inizio.

Il monastero avvolto da questa coltre “fumosa” emana un fascino d’altri tempi, richiama leggende del passato legate al Sacro Graal e per un attimo ci sembra di essere saliti sulla macchina del tempo che ci ha condotti fino a lì.
Ripartiamo (dopo esserci scaldati con una bevanda calda…) alla volta di Caspe.

La nostra “amica” pioggia ci accompagnerà per tutto il giorno.
Arrivati in piazza della cittadina (narra la leggenda fondata da Tuval, figlio di Jafet e nipote di Noe’) ad accoglierci e’ il meraviglioso “Castillo della Baila” del XIV sec., fortezza medievale. La città fu di proprietà dei templari e dei Cavalieri di Gerusalemme.
Ultima tappa della giornata e’ Teruel: città che vanta il privilegio concesso dall’Unesco che l’ha dichiarata patrimonio dell’umanità nel 1986.
Non vi nascondo che trovare una doccia calda e vestiti asciutti dopo 400km sotto la pioggia e’ stato a dir poco consolatorio. Teruel di sera e’ davvero molto suggestiva, qualcuno di noi decide di ristorarsi assaggiando le famose tapas ed altri a cercare un po’ di tepore in una zuppa calda!
Il mattino seguente accoglie il nostro risveglio uno splendido sole,finalmente!

Felici per questo innesto di vitalità, partiamo alla volta di Cuenca, città fondata dai Romani e famosa per il suo centro storico con le casas colgadas (case sospese).
Il pranzo on the road come i “veri” motociclisti ci vede riuniti intorno ad un muretto di recinzione di una zona adibita a parco, dove “divoriamo“ i nostri panini (frutto di una spesa fatta in comitiva) e ci godiamo un po’ di sole sul viso. La condivisione del cibo in un contesto così suggestivo ci fa sentire uniti come un gruppo che mira ad attuare lo stesso progetto di viaggio…compreso il buon cibo.
Ripartiamo alla volta di uno dei paesaggi più suggestivi del nostro viaggio: Castilla la Mancha.

Arrivati a Campo de Criptana il panorama che si estende davanti a noi é a dir poco emozionante; mulini a vento si ergono maestosi davanti ai nostri occhi e il cielo sgombero di nuvole fa risaltare il biancore di queste incredibili costruzioni.
Lo stesso Cervantes, autore del “Don Chisciotte della Mancia”, nel raccontare le avventure del suo paladino paragona i mulini a vento a ”giganti“ dalle braccia rotanti.

Proseguendo nel nostro itinerario raggiungiamo la città di Albacete, principale centro abitato della regione, che ci ospiterà per la notte.
Il giorno seguente uno dei nostri sensi sarà sollecitato per gran parte del percorso: l’olfatto.
Avete presente quando si apre un vaso di olive e l’aroma si diffonde ed arriva fino al naso? Ecco, sembrava come se all’improvviso fosse stato aperto un enorme vaso di olive!Un profumo intenso ha accompagnato il nostro viaggio mentre davanti a noi si estendevano colline cariche di filari di ulivi. Uno spettacolo straordinario della natura e dei suoi prodotti.

Sostiamo a Cazorla, cittadina che metterà a dura prova l’abilità dei motociclisti, viste le stradine ripide che siamo costretti a percorrere per raggiungere il centro.
Il tempo di una passeggiata per goderci il centro storico e di nuovo in sella alle moto alla volta di Cordoba.
Per la prima volta dall’inizio del viaggio troviamo un clima caldo, e finalmente possiamo indossare le nostre maglie con le maniche corte!
La sensazione di aver trovato la Spagna che cercavamo (almeno per il meteo) ci porta ad affrontare il nostro giro turistico con allegria e curiosità, e Cordoba si presenta a noi in tutto il suo splendore.
Strette viuzze, cortili con fiori e piante, piazze, sono animate dalla passeggiata pomeridiana dei turisti. Il ponte romano si erge in tutta la sua maestosità e la Mezquita (Moschea\Cattedrale) ci ospita al suo interno offrendoci un contesto che solo alla vista narra secoli di storia condivisa da cristiani e musulmani.

E’ una serata tiepida e la città ci culla con un’atmosfera intrinseca di storia, sulle rive del rio Guadalquivir i turisti passeggiano godendosi una serata quasi estiva, e le luci proiettano ed esaltano tutta la bellezza costruita in secoli di vita.
L’indomani ci aspetta una giornata che sappiamo sarà una delle più importanti del nostro viaggio: l’arrivo in Portogallo.

Il nostro tragitto è accompagnato da un tempo grigio e nuvole minacciose, ma i nostri “prodi viaggiatori” non demordono e sorriso sulle labbra affrontano questo importante tragitto fino al confine con un altro paese europeo.
Lungo la strada restiamo sorpresi da quanti nidi di cicogne sono stati costruiti sui tralicci dell’alta tensione. File e file, quasi fossero delle case a schiera!
Il profumo degli aranceti è molto intenso così come quello delle ginestre in fiore e mi trovo a pensare quanto sia fantastico un viaggio su due ruote , risvegli i sensi a 360°!
Proseguendo la meta della giornata, attraversiamo un paesaggio ricco di colori, fiori e verde. Sostiamo vicino ad un lago e anche il blu delle acque si aggiunge alla tavolozza di colori già impressa negli occhi .

Ma le emozioni (dal punto di vista cromatico) ancora non sono finite, ed è così che ci appaiono le leggendarie miniere del Rio Tinto di cui si dice lo stesso re Salomone abbia attinto per realizzare i suoi tesori. Ogni sfumatura di terra bruciata era presente.
L’emozione è grande e sopratutto per Peppe il nostro tour leader quando oltrepassiamo il confine che ci fa “approdare” in Portogallo: prima volta per Motoexplora …e scatta la foto di rito!

Ed è così che arriviamo a Beja la nostra prima tappa in Portogallo.
Consapevoli di aver fatto già un percorso importante dal momento della nostra partenza, l’indomani proseguiamo alla volta della Capitale: Lisbona.
Arrivare a Lisbona percorrendo il ponte sul fiume Tago è un’esperienza incredibile!

La maestosità di questa costruzione sospesa nel vuoto (lunga 3200m ed ispirato al Golden Gate di San Francisco) ti dà quasi l’impressione di innalzarti in volo e la città si svela piano piano in tutta la sua estensione. Oltrepassiamo la città per raggiungere il punto più a ovest d’Europa: Cabo da Roca.
Arrivati al faro il paesaggio che ci si presenta e’ ricco di colori e il mare di un azzurro meraviglioso, complice una giornata di bel sole…”lì dove finisce la terra e inizia il mare” …come recita la targa che abbiamo trovato in questo luogo.

Il pomeriggio lo dedichiamo alla visita di Lisbona. Prendiamo un bus turistico per riuscire a vedere il più possibile, ma la città è enorme e in un giorno importante come il 25 aprile è piena di gente in ogni luogo e in men che non si dica arriva la sera e la cena!
Il mattino seguente ci vede affrontare subito un paio di problemini quali “scivolata“ in garage e moto con batteria scarica! Il tempo, manco a dirlo, è tornato grigio e davanti a noi abbiamo più di 500 km da affrontare per raggiungere Siviglia.
Sistemati tutti i nostri “intoppi” e propiziato un rito “antisfiga”democraticamente proposto da Peppe, partiamo dalla città uscendo dal ponte “Vasco de Gama” lungo più di 17 km: straordinario!

Ad accoglierci a Faro, il paesino più a sud del Portogallo, c’è uno splendido sole che fa risaltare ancor di più il biancore degli edifici e le foglie verdi da cui sbucano arance che decorano la grande piazza. Anche qui troviamo nidi di cicogne addirittura sopra il portale d’ingresso del paese.
Ripartiamo alla volta di Siviglia passando pero’ da uno dei luoghi che hanno cambiato la storia del mondo: Palos, da dove nel 1492 partì Colombo per la scoperta dell’America.
Visitate le riproduzioni delle tre caravelle e con un po’ d’emozione per aver ”calpestato” un suolo con così tanto valore storico, risaliamo sulle nostre moto alla volta di Siviglia.

Arrivati al nostro hotel , decisamente sfiniti ma felici per la “tappa” portata a termine, pensiamo che per 24 ore lasceremo le nostre moto in garage e finalmente l’indomani faremo i turisti.
Siviglia è davvero una meraviglia specie se ad illuminarla c’è uno splendido sole!

Passiamo la mattinata a visitare con la nostra guida Francesco L’Alcazar: residenza di re e califfi, un palazzo con addobbi straordinari ed un bellissimo parco ricco di piante e fiori. Dopo un pranzo a base di tapas andiamo a visitare la Cattedrale una delle più grandi e belle al mondo e la piazza di Spagna, dove le decorazioni e rivestimenti in ceramica sono protagonisti. In questa giornata ci è capitato di scoprire la generosità’ di un taxista che non avendo spazio a sedere per cinque persone ha caricato uno di noi (su gentile richiesta di quest’ultimo) nel bagagliaio.
Molte risate ed arrivo a destinazione “integri” (ricordi Gianni?…).

La sera sono emozionata e curiosa per uno spettacolo a cui non ho mai assistito: il flamenco. L’arte del flamenco è molto antica, è uno stile di vita, narra di emozioni e tormenti, passioni e struggenti note, dove i protagonisti sono la chitarra il canto e il ballo.
Sicuramente siamo stati molto fortunati perché i protagonisti dell’esibizione a cui abbiamo assistito sono stati in grado di trasferirci molte emozioni (e le scarpe rosse chi le scorda più? Vero Mauro?).

L’indomani siamo pronti per proseguire il nostro viaggio, e dopo una sosta di un giorno risaliamo sulle nostre moto per raggiungere Ronda .
La città sorge abbarbicata sulle montagne, e il centro storico è spaccato a metà dalla profonda gola del El Tajo. Percorrendo le strette viuzze della ciudad (la città vecchia) io e il mio compagno incontriamo un anziano del luogo che inizia a declamare con enfasi le “bellezze” della cittadina quasi come fosse una guida in attesa di essere ingaggiata.
Ripartiamo alla volta di Malaga, convinti che visto il nome riusciremo a gustarci un ottimo gelato. Ma davvero le nostre aspettative sono state demolite da una degustazione terribile, e non a buon mercato! Visitato il centro storico ritorniamo alle moto per raggiungere Granada.

Durante il percorso all’orizzonte si erge maestosa la Sierra Nevada.
Il mattino seguente saliamo fino in cima alle vette innevate ed è davvero un paesaggio spettacolare!
Dopo una bevanda calda “ristoratrice” ripartiamo per raggiungere il mare ed arrivare fino a Cabo de Gata nella provincia di Almeria.
Si, davvero strano stare al mattino sulla neve e al pomeriggio al mare. Ma come recita sempre Peppe: “Motoexplora non organizza viaggi …realizza sogni!” ed alcuni di noi non hanno resistito alla tentazione di fare un bagno nelle fresche acque del mare (bravi Roberto e Ismaele).
La serata si conclude in bellezza con cena al ristorante sul mare con un tramonto mozzafiato a fare da cornice (il pesce arrostito al momento… ricordo indelebile!)

Il nostro viaggio continua a regalarci emozioni, come quelle provate entrando a Tabernas, negli studios dove sono stati girati i più famosi film western.
Entrare con le moto nel “tempio dei pistoleri” é stata una strana sensazione, specie per chi quei film li ha visti sul comodo divano di casa.
Alcuni sembravano dei ragazzini al parco giochi…la realizzazione di un sogno (vero Peppe e Massimo?).
La nostra giornata prosegue a Murcia, centro storico vivace con molti negozi. L’incognita cena per alcuni di noi è risolta seguendo le indicazioni di un poliziotto che ci indirizza in un locale di dubbi arredi, sinceramente ragazzi non avevo per niente voglia di entrarci. Fidandomi del sesto senso di viaggiatori più esperti di me, devo ammettere che si è rivelata però una scelta vincente.

Ed eccoci arrivati al nostro ultimo giorno di viaggio. Arrivare a Valencia e catapultarci nella parte nuova della città è stato come andare su un pianeta lontano.
La particolarità delle costruzioni del famoso architetto spagnolo Calatrava era accentuata da un sole abbagliante (che mi ha scottato le spalle) e dalle acque turchesi delle vasche poste intorno al quartiere.
L’ultima condivisione in gruppo è stata la paella valensiana, degustata in un locale tipico che ci ha visti riuniti per la nostra ultima cena in Spagna.
Qui il mio racconto finisce; poi ovvio siamo tornati a casa, alcuni per terra (i temerari quattro ragazzi di Vicenza) e gli altri con la nave che ci ha riportati a Civitavecchia (facendoci “ballare” parecchio causa mare mosso) punto di partenza della nostra avventura.

Volevo ringraziare prima di tutto Peppe per averci condotto nell’esplorazione di una terra dai paesaggi fantastici, ricca di storia e di passione. E ovviamente i protagonisti di questa bella avventura, in ordine sparso: Paolo, Massimo, Giacomo, Fabrizio, Roberto, Nicola, Gianni, Sabrina e Paolo, Marina ed Arturo, Candida e Mauro, Pino, Giorgino, Daniela, Roberto, Ismaele e non per ultimo il mio compagno Roberto che mi ha scorrazzato per la Spagna portandomi sulla sella come una “zavorrina”.
Ringrazio la Spagna per aver sopportato tutti i nostri: ”caffè coooorti con leche”,i limoni di Cordoba raccolti in pigiama, i “tiè” rivolti a Giorgino al ristorante, il miracolo della guarigione della ”psiuriasi contagiosa”e non per ultima la dieta a base di poooorcoooo.
Che dire ragazzi, in questo viaggio non abbiamo trovato ciliegine ma grandi ciliege! (chi c’era mi comprenderà) …e avanti col prossimo.

Silvia Gambin

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