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Il mio Elefantentreffen

Credo sia stato il viaggio più difficile che ho mai affrontato…

Era il 2006…. Si, sono passati ben 15 anni e da allora fino ad oggi, almeno spero, non ho affrontato mai un viaggio così complicato. Partenza da Catania alle 07.30 del mattino con destinazione foresta di Loh Thurmansbang-Solla, ad una sessantina di chilometri da Passavia in Germania, esattamente milleottocentottantasei chilometri o su di li.
Direte voi e che ci vuole? Francamente lo direi pure io e adesso, per darmi delle arie, potrei anche dire che ho un record da “pirlata” per un milanese ma, “minchiata” per me che sono siciliano da 2.050 km tutti d’un fiato.
Praticamente ero stato in Montenegro/Bosnia ad accompagnare dei gruppi per ben 7 volte consecutivamente e diciamo che non vedevo l’ora di tornare a casa. Va bene, dirò la verità: mia moglie era già stata dall’avvocato e mi stava organizzando una stanzetta privata in giardino. Comunque, feci Sarajevo/Catania tutta senza fermarmi se non per fare benzina ed appisolarmi spalle alla moto per circa 2 ore in un distributore di servizio. Insomma, ero il classico esempio di rifugiato politico.
A già, torniamo a quel famoso viaggio del 2006, purtroppo i ricordi mi bombardano la mente e sono solito divagare. Dicevo che non erano i chilometri a preoccuparmi ma la situazione meteorologica, in quanto, era fine gennaio ed era prevista una perturbazione siberiana.

Eravamo in due e con due moto giapponesi pensavamo che, non avendo elettronica alcuna e comunque per quei tempi le moto non erano quelle di oggi, non avremmo avuto alcun problema. E poi come si dice alle moto giapponesi per fermarle gli devi sparare!
A proposito vi state chiedendo dove stavamo andando? Bene, era il 50° anniversario dell’Elefantentreffen, in Italia anche conosciuto come Raduno degli Elefanti, che è un celebre motoraduno invernale.
Comunque, i primi chilometri furono bellissimi, ci credevamo come dei super eroi che stavano per affrontare la grande sfida. Passato lo stretto di Messina cominciavamo a vedere sempre più da lontano la nostra cara Sicilia e soprattutto la sua mite temperatura.
Si procedeva e la temperatura scendeva sempre più, giunti in prossimità di Cosenza stavamo già a 5 gradi sotto lo zero, sembrava di morire. Ed è proprio questo il punto, la mente cominciava a non ragionare più, voglio dire che, in ogni caso, per affrontare una roba del genere, la mente, non ragionava già di default, praticamente di suo. Si andava avanti e in mezzo alla strada innevata ma, miracolosamente, pulita.

Incredibile, cominciavo a stare meglio. Sembrava davvero strano, avevo quasi caldo! Pensavo che fossi già morto in quanto era impossibile ed invece ecco il miracolo: la neve che avevo addosso si era ghiacciata facendomi da scudo contro il freddo! Ecco, ero diventato un Iglù umano.
Il Problema reale sopraggiunse al distributore di servizio di Rende, dopo Cosenza, ero bloccato sulla moto! Ero un Ghiacciolo Algida furori stagione….
Caspita ho quasi freddino…

Cosa era successo appena entrato al distributore?
Ero immobilizzato sulla moto, non riuscivo a muovere le braccia e le gambe e finì per appoggiarmi, con tutta la moto, in un muretto. Nemmeno il tempo di rendermi conto di cosa stavo facendo e che mi stava succedendo che vidi due luci blu lampeggiare alle mie spalle.

Le opzioni erano due: o si trattava della mia fantasia, che mi stava regalando l’immagine di Blade Runner con tanto di monologo di Roy Batty: “Ho visto cose che voi umani…“ oppure, cosa certa, si trattava della Polizia stradale.

«Buongiorno, non le chiedo nemmeno la patente, ma si rende conto di che tempo c’è! È già difficile viaggiare in auto e lei va in Moto? Dove è diretto?»
«in Germania! Mi scusi, perché lo chiede solo a me? Parli col mio amico in quanto l’idea è sua»
Ecco questo è il classico esempio di scaricabarile all’italiana, non addossarsi mai le proprie responsabilità e fare riferimento sempre a qualcun altro, praticamente siamo gli eterni innocenti a cui il fato ha destinato l’amaro destino.
«E mica l’avevo visto!»
Così, rivolgendosi al suo collega gli disse: “qui i matti sono due che facciamo gli offriamo una cioccolata calda?”

E così fù e, tra una risata ed un’altra, riprendemmo il nostro cammino verso nord. ( a proposito ancora grazie)
Prima sosta Firenze e devo dire che, nel frattempo e dopo aver superato Lagonegro, la temperatura aveva raggiunto valori umani ed un tiepido sole ci aveva accompagnato.

Ovviamente, fermarsi a Firenze senza dar seguito ad una bistecca alla fiorentina non avrebbe senso. Per cui 800 grammi di bellezza pura (mi perdonino i vegani) e a nanna.
Ed ecco l’inghippo: il miscuglio tra cioccolate calde, il freddo, il caldo, la bistecca con tanto di patate messi tutte insieme nel frullatore dello stomaco… Vi lascio immaginare, il delirio!
A questo punto stenderei un velo pietoso sui due giorni successivi.
Grazie all’incontro con altri motociclisti diretti al raduno percorremmo in modo più semplice e sereno il viaggio, superata Erding, avevamo raggiunto la meta!

Devo dire che, vigliaccamente e al contrario dei nostri nuovi compagni di viaggio, avevamo prenotato in un hotel nei pressi di Thurmansbang. Solo dopo una notte di riposo e dieta assoluta eravamo pronti ad affrontare “La fossa”
Credetemi non immaginavo uno spettacolo del genere!!! Sembrava di…

Ecco, ancor prima di scrivere di ciò che avremmo scoperto “nella fossa” c’è da aprire una breve parentesi sul primo mattino a Thurmansbang.
La notte la temperatura aveva toccato i 22 gradi sotto lo zero! Appena usciti fuori dall’hotel un tiepido sole ci diede il buongiorno.
Andando verso le moto notammo qualcosa di strano, insomma d’insolito.
Avete presente quei soggetti, per la verità, a volte, me compreso, che sono vestiti monomarca? Praticamente casco, giubbotto, pantalone, guanti, sottogola, bretelle mutande e affini della stessa marca della propria moto?
Ovviamente non dico quale, anche perché appartengo anch’io a quel mondo di peccatori. Comunque, vestiti di tutto punto stavano inginocchiati e con un accendino acceso davanti alla moto!
Pensai, essendo la mia prima volta all’elefante, che si trattasse di un rito. Insomma, quasi come ringraziare la moto per il viaggio fin li. Oltretutto, da buon Terrone meridionale ho visto spesso atti di fede dinnanzi a delle sacre icone con tanto di candela accesa.
Pensai, dovrei farlo pure io?

Macché, avvicinandomi vidi che stavano riscaldando i lucchetti che avevano messo nel disco del freno, si erano ghiacciati!
E che caxxo! Chi si sarebbe fregato una moto, in quel contesto, nel parcheggio dell’hotel e con 22 gradi sotto lo zero? Manco passasse Babbo Natale, in ritardo sulle consegne! Che per far prima avrebbe abbandonato la slitta per la moto!
Vabbè, tutto il mondo è paese e chissà, in Germania si fregano le moto?!
Appena partiti per raggiungere il raduno e ancora ridendo per la scena… uno, due e tre e patapunfete la prima scivolata sul ghiaccio! Per fortuna eravamo vestiti modello omino Michelin e niente di grave, rialzate le moto (cademmo tutti e due) ancora 500 metri ed ancora per terra!

Probabilmente erano le maledizioni che ci erano state inviate dagli addetti ai lucchetti ghiacciati!
Da questa esperienza compresi che non bisogna mai prendersi gioco di un fratello motociclista in difficoltà anche se la stessa fosse causata dall’inesperienza o dalla stupidità.
Finalmente ecco apparire innanzi a noi il grande cartello: Elefantentreffen 50Year!
Una cosa che trovai abbastanza strana, (su questo punto vorrei chiedere lumi a chi, molto più di me, ha fatto questa esperienza) era data dal fatto che nel raggio di 15 km le strade erano pulite, sgombre di neve e altro, mentre a ridosso del raduno tutto era come madre natura desiderava.

Comunque, la scena era da sogno!

Tende in ogni dove, personaggi vestiti in modi stravaganti, moto di qualsiasi genere ed età. Un’aria di festa e di fratellanza da far venire la pelle d’oca!
Non sembrava un raduno motociclistico bensì un accampamento vichingo!
Girare per l’accampamento era come perdersi nel tempo, tante lingue diverse, culture diverse ma che mi facevano sentire parte integrante di quello strano insieme. Tutti a salutare, sorridere.
Quando all’improvviso un vociare improvviso colse tutto “l’accampamento” un cinghiale era in mezzo a noi….

Come raccontare di un cinghiale in mezzo ad un accampamento vichingo?
Stava succedendo di tutto e ognuno avanzava la proposta più malsana (vi lascio immaginare) qualora fosse stato catturato. Chi scivolava a destra, chi a sinistra su strati alti di neve. Era un ridere collettivo alle spalle del malcapitato animale. Non me ne vogliano gli animalisti, ma in quel momento c’era davvero da distinguere chi fosse la preda o i cacciatori, era un delirio!

Che mondo di matti, motociclisti unici ed incredibili.
Tende dovunque, bivacchi in ogni dove ed una ospitalità unica da parte di tutti. Ho compreso che questo raduno è diverso, davvero diverso dagli altri. È un raduno che si respira, ti vive dentro e che non dimenticherai mai.
Ovviamente, comprai la medaglietta ricordo del raduno e devo dire anche con un poco d’imbarazzo in quanto, c’erano motociclisti che ne avevano talmente tante sulle loro giacche da somigliare al generale Patton dopo lo sbarco in Sicilia.
Dopo due giorni, trascorsi al raduno, eravamo pronti alla partenza.
Devo confessare che ci aveva molto provato, sia per la distanza, sia per le temperature e la stanchezza accumulata era davvero tanta.
Già appena partiti c’era qualcosa che non andava col mio compagno di viaggio forse caratteri diversi o probabilmente, come dicevo prima, la stanchezza che toglieva lucidità.

A Verona ci separammo e rientrammo in Sicilia separatamente.
Mi rendo conto che viaggiare in gruppo, affrontando un viaggio difficile, può diventare complicato soprattutto se a gestire il viaggio ci sono due o più persone “individualiste” poi figuriamoci se i “galli” sono solo in due su due!
Per l’andata c’era l’emozione della scoperta che venuta meno lasciò spazio al nostro ego.
Devo anche dire che, nonostante siano passati 16 anni da allora, ho sempre un bellissimo ricordo di quel viaggio, di quel mondo, di quella condivisione di emozioni.

E quasi quasi, quest’anno… perché no! Vorrei tornarci, ci si vede a Thurmansbang! 😊

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