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Repubbliche Baltiche: Agosto 2015

a cura di Silvia Gambin

…”C’era una volta, nel Paese del Sole, in un ‘estate infuocata, un gruppo di temerari con la voglia di scoprire nuove terre e cercare un po’ di refrigerio.”…
Il mio racconto potrebbe iniziare così se fosse una favola: ma non lo è. Questa e’ una storia vera, l’avventura di 22 persone alla scoperta di nuovi itinerari, nuovi paesaggi, profumi e colori con i quali inebriarsi.
Devo ammettere che guardare l’itinerario del nostro viaggio sullo schermo del pc già mi lasciava perplessa: ” sicuro che ce la facciamo? “. Così dissi al mio compagno quando mi propose il viaggio.
Naturalmente la risposta fu positiva, e in men che non si dica arrivò il momento della partenza per questa nuova avventura.
Il nostro viaggio inizia con l’incontro a Tarvisio, nei pressi del confine di stato, in una sera dall’aria frizzante.
Consapevoli del fatto che l’esperienza che avremmo vissuto da lì ai prossimi 15 giorni sarebbe stata di quelle toste, ci presentiamo tutti con gran sorrisi e prime chiacchiere per conoscerci.

Al momento di congedarci per la notte ci ritroviamo tutti intorno alla moto di uno dei partecipanti, Davide, che beatamente sdraiato per terra cerca di capire da dove perde olio il suo bolide.
L’ indomani mattina partiamo alla volta del territorio austriaco, alla prima sosta una moto necessita di cambio lampadina fanale e visto la preoccupazione per la moto di Davide scatta la proclamazione del “rito antisfiga” decisa democraticamente da Peppe. Durante il tragitto ci accompagna un timido sole che ci accoglie festoso alla nostra prima tappa : St.Paul im Lavanttal .
Antica abbazia benedettina risalente al 1064, si erge su un promontorio che troneggia sul piccolo paesino che in quel momento è in festa per la celebrazione di un matrimonio.

Il paesaggio di questo territorio è davvero rilassante, pascoli verdi e mucche dall’aria sonnacchiosa che guardano perplesse il passaggio dei nostri “destrieri d’acciaio”.
Ci avviamo così verso la capitale austriaca: Vienna.
Uscire dalla metro e trovarsi davanti l’architettura ricca del duomo di S. Stefano davvero ha fatto sparire la nostra stanchezza. La città e’ vivace e i turisti girovagano curiosi per le vie del centro, anche (come abbiamo fatto noi) in cerca di un ristorante, appunto è ora di cena!
Al mattino il nostro percorso ci porta a sconfinare in Repubblica Ceca ad Olomouc, città universitaria bagnata dal fiume Morava.
Ricca di grandi piazze e palazzi colorati, Olomouc ospita la suggestiva colonna della SS. Trinità costruita tra il 1716 e il 1754, ora patrimonio dell’Umanità.

Tra qualche foto portafortuna seduti su statue di tartarughe giganti (Angela te la volevi portare a casa per la tua collezione?!) e un pranzo veloce, ripartiamo, ma non prima della foto di rito tutti schierati sulle moto tra lo stupore dei turisti che ci fotografano, e l’orgoglio di Peppe al quale manca solo il fumetto: “Motoexplora non organizza viaggi ma, realizza sogni!”. Comunque non è da tutti i giorni vedere 15 moto in gruppo e il colpo d’ occhio è notevole.
Proseguiamo alla volta di Cracovia, in Polonia che ci ospiterà per la notte.
Cracovia vanta la piazza medievale più grande d’Europa, e quale mezzo migliore per riuscire a vedere tanta bellezza se non la carrozza?
Certo la carrozza trainata dai cavalli è sogno romantico di ogni donna, ma che dire se la si condivide con la coppia Peppe -Massimo?! Vabbè i gusti non si discutono mai e comunque ragazzi eravamo davvero carini!

L’orologio che scandisce i giorni fino all’appuntamento con la giornata mondiale della Gioventù, ci ricorda che siamo nella terra di Giovanni Paolo II che proprio qui fu Arcivescovo prima di essere eletto Papa. Al mattino ci aspetta un appuntamento importante, quello con la miniera di sale di Wieliczka.
Con il gruppo quasi al completo, seguiamo la nostra guida nella visita all’interno di questo suggestivo luogo che la natura ci ha offerto e l’uomo scoperto e sfruttato. La miniera si sviluppa su nove livelli e 135 metri di profondità ed è attiva dal Medioevo.
Lo spettacolo che si assiste dalla balconata della cappella dedicata alla principessa Kinga è strabiliante, sculture di sale e riproduzioni di capolavori quali “L’ultima cena”.

Nel percorso troviamo anche laghi sotterranei con tanto di sottofondo musicale.
Durante la visita, nei passaggi tra i corridoi, ci è capitato di incontrare alcuni minatori che lavorano ancora all’interno delle miniere per la manutenzione; spontaneo è stato pensare a come il sacrificio di molte persone che hanno dato la vita per questo lavoro a volte sia ignoto a molti, e troppo spesso dimenticato.
Con un po’ di pensieri su ciò a cui abbiamo assistito, e dopo un pranzo veloce a base di wurstel, e già nostalgici del clima fresco trovato nelle miniere, ripartiamo per la prossima tappa.
Arriviamo a Varsavia nel tardo pomeriggio dopo aver attraversato un territorio dalle sfumature dorate. Praticamente ci troviamo nel “granaio d’Europa” da quanti campi di spighe pronte per la raccolta abbiamo visto.
Il centro storico si presenta in tutta la sua bellezza alle luci del tramonto, piazze e vie assistono al va e vieni della gente, ed i ristoranti cominciano ad affollarsi per la cena.

Dopo aver cenato e brindato con l’immancabile birra, girovaghiamo un po’ per le vie del centro godendoci l’atmosfera frizzante che ci offre questa città capace di risorgere dalle sue ceneri e tornare bella come prima della distruzione.
Il mattino seguente ci attende uno splendido sole e la temperatura è già molto alta fin dalle prime ore. Lasciamo la città attraversando la periferia per dirigerci verso il confine con la Lituania, la nostra meta la capitale: Vilnius.
Durante il tragitto i campi di grano lasciano spazio a quelli di granturco e a sorprendenti boschetti di pini abeti e betulle, insomma per un attimo ci sembra di attraversare qualche foresta del Nord America!

Con entusiasmo parcheggiamo le nostre moto poco lontano dalla strada, in un boschetto che oggi sarà il nostro ristorante per un pic-nic! Ne approfitto subito per togliermi gli stivali e mettermi le infradito, che gioia, viva la libertà!
Il pranzo al sacco dà sempre un senso di libertà e fa molto “motociclisti”, quindi soddisfatti per l’ottima scelta di location e vitto, e dopo aver pronunciato l’immancabile grido di battaglia: “ndemoooo” ripartiamo per la nostra meta giornaliera.
Il paesaggio ci riserva ancora delle sorprese con laghetti e nidi di cicogne sui tralicci dell’alta tensione, alcune alquanto disinvolte al nostro passaggio tanto da rischiare un frontale con il nostro Peppe.

Arriviamo al nostro hotel sorpresi dalla vista che ci si prospetta, si trova sulla riva di un fiume e c’è persino una spiaggetta per il relax!
L’indomani mattina dopo esserci goduti un po’ il paesaggio con passeggiata (ed alcuni con” sguazzata” nel fiume), partiamo per la nostra escursione al castello di Trakai. Anche Massimo, che in questo viaggio guida il furgone di supporto, oggi è in moto (per gentile concessione di Tony e per sua felicità) e così tutti sulle due ruote raggiungiamo il castello.
Arrivati a Trakai scatta la foto di rito con striscione, e riusciamo anche a girare il nostro promo del viaggio.
Il castello si erge su di un’isoletta del lago, e grazie al sole che lo illumina sembra quasi sbucato da un libro di favole, con le torri poste ai lati del portale d’ingresso il ponte che lo collega alla terraferma e la corte interna dove si svolgeva la vita di tutti i giorni.

Il panorama è davvero fantastico, e dopo aver fatto una bella passeggiata e un po’ di shopping tra le tante bancherelle lungo il lago, scambiamo quattro chiacchiere con una famigliola che ha deciso di visitare le capitali baltiche spostandosi con i mezzi pubblici, ogni mezzo di trasporto è lecito, l’importante è viaggiare! Ci dirigiamo verso la città, è ora di dare un’occhiata alla capitale.
In città le chiese ed i luoghi di culto non mancano. Vilnius vanta un centro storico barocco e ampi spazi con piazze e monumenti, sorvegliata sempre dalla Torre Gediminas posta su un promontorio dal quale si ammira tutta la città. Perdendoci per i vicoli del centro del quartiere vecchio decidiamo di ristorarci con una birra in un bar tipico frequentato da locali. Mescolarsi tra la gente è il miglior modo di vivere un territorio, ed è proprio qui che incontriamo una ragazza che gentilmente si offre di accompagnarci ad un ristorante dove poter degustare le specialità culinarie locali.

Diciamo che la passeggiata sembrava più una seduta di jogging tanto correva la nostra “guida”!Purtroppo però arrivati al locale, scopre con gran sorpresa che la gestione è cambiata e dopo essersi congedata ci lascia al nostro destino tra gli sguardi di fuoco del fidanzato che ci avrebbe “lanciato” nel primo Mc Donald trovato per strada!
Stanchi ma affamati, cerchiamo e troviamo un bellissimo ristorante dal tipico sapore medievale, dove riusciamo a cenare.
Il nostro viaggio volge verso il giro di boa e ci troviamo a percorrere la strada che ci porterà in Lettonia e precisamente nella sua capitale Riga.
Durante il tragitto sostiamo per una vista alla suggestiva “collina delle croci” nei pressi della città di Siluliai, dove lo stesso Papa Wojtyla nel 1993 si recò e depose una croce, ora pellegrinaggio di molti fedeli.

Le croci ammassate tra loro sono più di 400.000 di ogni dimensione e il colpo d’ occhio è davvero impressionante se si pensa poi che questo luogo è nato e si è sviluppato da una tradizione popolare per poi sfociare in un vero e proprio simbolo di identità nazionale lituana.
Certo ogni occasione è buona per fare nuove conoscenze, ed i nostri boys non perdono occasione per fare quattro chiacchiere con tre giovani suore che hanno studiato e soggiornato in Italia.
Dopo questo pieno di spiritualità e calore (il meteo sostiene il nostro viaggio con temperature superiori ai 30 gradi) arriviamo a Riga.
Abbiamo a disposizione una giornata intera per visitare la capitale della Lettonia, e quale modo più veloce e turistico se non il bus? Così alcuni del gruppo cartina e cuffiette alle orecchie visitano la città fondata nel 1200 e culla dell’architettura “art Nouveau”.

Scorgiamo lungo il percorso il monumento alla libertà simboleggiato da una donna di nome Milda, piazza del municipio, la Cattedrale di San Giacomo, i tre fratelli (tre case affiancate tra le quale c’è la più antica in muratura della Lettonia) e la singolare casa del gatto, dove troneggia la statua di un gatto nero, simbolo della città.
Il giro comprende anche la visione delle particolari facciate dei palazzi art nouveau ricchi di elaborati lavori di decoro. Certo, il paragone è accentuato dal fatto che tra questi palazzi resistono ancora le case costruite in legno, tipiche dei sobborghi della città prima dell’abbattimento delle mura di recinzione.

La sera Riga è davvero vivace con i suoi locali con musica e gli artisti di strada che si esibiscono per i turisti e che probabilmente di giorno frequentano la quotata accademia della musica, orgoglio nazionale. Ed è così, colti da questo clima danzereccio che i “ballerini” del gruppo si esibiscono in un ballo raccogliendo gli applausi dei turisti (bravi Manu e Roby!).
Finita la parentesi mondana è ora di indossare le vesti da motociclisti e, in sella alle moto, dirigersi verso il punto più a nord del nostro viaggio: Tallin.
Una delle mete di questo viaggio era quella di raggiungere il mar Baltico, ed ecco che alla sosta in una spiaggia lungo il tragitto, sei temerari del gruppo decidono di fare il bagno, diciamo in acque non proprio con temperatura caraibica. Credetemi solo entrando con i piedi ho riattivato la circolazione di tutte le gambe.

Entusiasti per questa nuova conquista ci rimettiamo in strada per raggiungere Parnu, e durante il tragitto la pioggia ci accompagna scortandoci fino alla nostra sosta dove il piccolo centro è invaso da bagnanti scappati dalla spiaggia causa maltempo. Il tempo di un panino e ci rimettiamo in viaggio.
Tallin ci accoglie con un cielo grigio che non promette nulla di buono, così come il nostro hotel da fuori… tristissimo.
La sorpresa è stata quella di trovare all’interno un posto accogliente e anche fornito di una piccola spa della quale naturalmente abbiamo usufruito per rilassarci un po’.

La cena si svolge in una tipica birreria nel centro storico. Tallin città dal passato travagliato vede ora risplendere i suoi palazzi di rinnovata bellezza e le vie del centro invase da turisti venuti ad ammirare il borgo medievale. La domenica la trascorriamo a visitare la città. Vediamo la funzione nella cattedrale ortodossa, godiamo di una meravigliosa vista dal belvedere e pranziamo in un ristorante russo. Mentre la guida ci spiega le vicissitudini socio-politiche di questo territorio, l’emozione che lascia trapelare dai suoi occhi ci fa intendere le difficoltà di un popolo spesso violato della sua identità. Non manca neanche un simpatico siparietto che ha come protagonista Andrea, che in batter d’ occhio circuito da un artista di strada, si ritrova vestito da cavaliere con tanto di armatura e spada pesantissima!

Il sole splendente, ci dà nuova energia per fare shopping (se mai ne avessimo bisogno) e passare tra le bancarelle, lungo le mura, dove sono esposti prodotti artigianali tipici, è il passatempo di fine pomeriggio.
Il mattino successivo lasciamo Tallin, consapevoli che già molto abbiamo esplorato ma molto ancora c’è da vedere. Ed è così che arriviamo a Tartu, città estone tra le più antiche. Dopo le foto di rito, facciamo un giro per il centro per poi dirigerci verso un parco posto su una collina dove ci sono ancora i resti di una cattedrale gotica. Il caldo si fa sentire e la tentazione di una panchina tra il verde al riparo di un albero è tanta (che bella pennichella… vero Ezio?).

Ripartiamo alla volta di Sigulda. Il paesaggio cambia lasciando il posto a dolci promontori e fitta vegetazione, ci stiamo dirigendo verso la cosiddetta “Svizzera lettone”. L’ultima visita della giornata è dedicata alla fortezza di Turaida, immersa in uno splendido parco, dove si trova la tomba della “Rosa di Turaida”, giovane leggendaria morta nel 1600 per difendere il suo onore ed il suo amore.
La sera la passiamo tutti insieme a brindare a wodka dopo che la stragrande maggioranza di noi ha fatto la doccia fredda causa guasto alla caldaia…e proprio nella serata più fresca di tutto il viaggio!

Al mattino partiamo alla volta del castello di Birzai, dopo l’immancabile sosta e la conferenza stampa delle 10.30, raggiungiamo la nostra destinazione e, passato il ponte levatoio, ci troviamo davanti la facciata del castello distrutto e ricostruito più volte. Ora è sede di un museo dove vengono esposti vari oggetti della vita contadina e di corte di un tempo.
In questo contesto bucolico decidiamo che ci sta proprio bene un bel pic-nic con tanto di pennichella sotto gli alberi secolari.
La strada che ci separa da Kaunas è travagliata ed assolata, e ci ritroviamo spesso fermi causa lavori di manutenzione stradale. I Paesi che stiamo attraversando stanno mettendo a frutto le sovvenzioni della Comunità Europea. Certo, non era previsto che ci trovassimo ad affrontare temperature che sfiorano i 35-40 gradi, e l’abbigliamento da moto non è proprio fresco, specie se si rimane fermi ad aspettare un semaforo che non diventa mai verde!
Raggiungiamo Kaunas in serata ed è piacevole scoprire che il nostro hotel è il frutto di un bellissimo recupero architettonico di una fabbrica, di certo lo spazio qui non manca.

La cena ci trova a dividere il ristorante con la nazionale di basket Lituana che ha al seguito un vip della NBA; naturale che scatta la foto (Peppe la prossima volta porta anche una maglia motoexplora 5xxxl, non si sa mai!).
Decidiamo di fare un giro in centro e Kaunas non ci delude mostrandosi accogliente e frizzante con balli in piazza, bar e ristoranti affollati da giovani.
L’ indomani il paesaggio che troviamo lungo il nostro percorso è caratterizzato da laghetti, alti pini ed abeti e dolci curve della strada che ci fanno sperare per un attimo di fare qualche “piega”.

Durante la pausa per l’acquisto di tutto il necessario per il nostro pic-nic, compresi i 22 bicchieri di plastica, (qui li vendono sfusi per la gioia della nostra cassiera Angela che amministra la cassa comune con attenzione) incontriamo una signora di corpulenta costituzione che parla un italiano quasi perfetto, insomma abbiamo trovato la badante polacca italiana in Polonia. Davvero originale.
Proseguendo verso Olzstyn, facciamo tappa in una zona detta “Tana del Lupo”, cioè il quartier generale di Hitler durante la seconda guerra mondiale. Immerso nel verde della foresta di Gierloz, il sito presenta ora solo ciò che è rimasto dei buncher che hanno nascosto il vertice del Terzo Reich durante la guerra. Purtroppo non abbiamo trovato una guida libera che parlasse italiano e quindi abbiamo deciso di visitarlo da soli passeggiando tra gli alberi ed ascoltando alcune nozioni di storia fornite da Peppe. Il caldo oggi ha deciso davvero di esserci amico e nonostante la foresta nella quale stiamo passeggiando sia fitta, e ci offra riparo dal sole, rimanere concentrati sulla visita risulta alquanto difficile, e così dopo una bibita fresca ripartiamo alla volta della nostra destinazione per la notte.

Arrivati ad Olsztyn il centro città ci accoglie dall’ingesso principale e cioè dall’unica delle tre porte delle antiche mura della città rimasta integra. La porta fu costruita nel trecento in stile gotico e si apre sulla passeggiata del centro con negozi e ristoranti ai due lati, quasi a delimitare una passerella che percorriamo per cercare un ristorante.
Mentre siamo indaffarati ad acquistare calamite ed adesivi, udiamo una melodia italiana proveniente da uno strano strumento, un benvenuto caloroso ed inaspettato datoci da un artista di strada.

L’indomani mattina la sveglia suona prima del solito poiché i chilometri da percorrere sono più di 500 e il caldo ancora non ha dato il meglio di sé. Dopo l’immancabile sosta e conferenza stampa delle 10.30 ci dirigiamo verso Poznan, città meravigliosa che ci fa trovare una piazza del mercato piena di bancarelle con prodotti tipici e locali e palazzi colorati a circondarla. Appena il tempo di un pranzo veloce che è già ora di ripartire. Un fuori programma fa esitare la nostra partenza: si è staccata una borsa dalla moto di Otto (il presidente) e per un minuto abbiamo temuto un rinvio, ma ecco spuntare le sagome del nostro benemerito e del “zavorrino “Andrea sulla moto alleggerita dal bagaglio e si parte! Ndemooo!!

Finalmente giungiamo a Breslavia in un albergo in centro dove i turisti, già accomodati per la cena, guardano con occhi sgomenti l’arrivo delle nostre 15 moto. Noi con la voglia di una doccia ristoratrice restiamo sorpresi nello scoprire che il bagno in camera è a vetri.
Vi risparmio le battute su questo dettaglio di design, dalle 9 settimane e ½ a …oltre!
Finita la cena girovaghiamo per il centro alla ricerca dei piccoli gnomi che sbucano in vari angoli della città, statue alte circa 30 cm che popolano piazze e strade e che danno un tono fiabesco al già incantato centro città.
Al mattino seguente, penultimo giorno di viaggio la nostra destinazione è Praga, città patrimonio dell’Unesco.
Arriviamo al nostro hotel quando la temperatura segna quasi 39 gradi e la lucidità comincia a vacillare. Giusto il tempo di un saluto a Massimo, che qui finisce il viaggio con noi e se ne ritorna in Italia con la moto di Peppe (scusa direttore, eri più triste perché se ne andava la tua moto o il tuo socio?!) e corriamo alle nostre stanze.

Scopriamo piacevolmente che al 26esimo piano dell’hotel c’è una piscina, e come resistere a questo richiamo al refrigerio? Aperte le porte dell’ascensore troviamo anche Tony e Marco (de Venexia) che hanno avuto la nostra stessa idea. Diciamo che le espressioni dei visi degli ospiti alla vista della piscina erano tutte uguali, di stupore per la “vaschetta” che ci si trovava davanti (davvero ci eravamo fatti un altro film, vero ragazzi?). La vista della piscina non proprio olimpionica ed al coperto, era compensata da una panoramica a 180 gradi sulla città, e dal 26esimo piano, davvero unica!

Devo ammettere però che l’acqua fresca della vasca ha fatto il suo dovere ristoratore. Siamo anche resistiti allo “tsunami”provocato da un tuffo di Marcone che ci ha raggiunto con Marchetto, certo sicuramente per farsi un bagno e non per controllare se c’era qualche bikini portato dignitosamente e degno di ammirazione. (si, si lo abbiamo pensato tutti).
Rinfrescati a dovere, prendiamo la metro per raggiungere il centro città. Alle ore 18 il famoso orologio astronomico di Praga dà il suo spettacolo e noi non ce lo vogliamo perdere.

Il centro è invaso dai turisti, d’altronde è la vigilia di Ferragosto e la meta è ambita per vacanze e veloci week-end. Girovaghiamo per il centro perdendoci tra vicoletti in cerca di calamite e magliette (vero Tina?). C’è anche chi assaggia il famoso prosciutto arrostito al momento sullo spiedo, e passeggiando raggiungiamo Ponte San Carlo sul fiume Moldava dove partecipiamo all’album di nozze di una coppia di sposi trovatasi sul ponte per le foto del loro matrimonio.
I nostri piedi stritolati negli stivaletti per 15 giorni hanno bisogno di coccole, ed ecco allora che Andrea e Roberto decidono di farsi “assaggiare” dai pesciolini immergendo i piedi in vasche dove si lasciano fare la pedicure dai minuscoli animaletti, e il tutto alla vista dei passanti visto che sono in vetrina del centro benessere!

La cena la consumiamo in una corte interna di un palazzo del centro dove degustiamo dell’ottima carne ed il famoso prosciutto, ma qui si inizia a cenare presto e si finisce presto e in men che non si dica ci ritroviamo a percorrere la strada del ritorno, godendoci affascinati l’atmosfera by night della città, davvero suggestiva.
Ed eccoci al risveglio al nostro ultimo giorno di viaggio: Ferragosto.
Oggi il nostro Tour Leader è Marcone nominato sostituto di Peppe che, causa forza maggiore è costretto a guidare sulle quattro ruote.
Dopo la famosa conferenza stampa delle 10.30 (dove vengono rivelati particolari non riferibili della serata precedente) e la pausa ad un parcheggio panoramico con tanto di foto striscione con le facce un po’ tristi, raggiungiamo Monaco.
Il nostro hotel è carino e di tipico sapore bavarese, l’accoglienza un po’ meno visto che la signora incute un certo timore data la stazza e il fare autoritario.

Si sa che gli italiani all’estero e specie dai nostri “vicini di casa” sono poco considerati, poi per alleggerire un po’ tutto, Peppe mostra alla “matrona” un video che non elogia per niente la musicalità e la dolcezza inesistente della lingua tedesca, e lei si fa scappare una risata.
Andiamo al centro città nel pomeriggio, e la nostra ultima cena insieme ci trova tutti sotto lo stesso tetto della birreria più famosa della Germania, la Hofbrauhaus.
I brindisi si susseguono con stinchi, wurstel e fiumi di birra, tanto che qualcuno in metro elogia in moto espansivo la grandiosità di Motoexplora che ci ha portato in questi luoghi meravigliosi. Il mio racconto finisce qui, l’indomani siamo ritornati a casa, partendo a gruppi e ritrovandoci per caso allo stesso autogrill passato il confine, incredibile!

Ad ogni conclusione ci sono i ringraziamenti: per primo a chi ci ha permesso di percorre più di 5000 km in serenità e preoccupandosi per noi, grazie Peppe e al socio Massimo.
Grazie a tutto il bellissimo gruppo, scusate ma prima cito per dovere le zavorrine che sopportano e supportano sempre i loro motociclisti senza lamentarsi: Angela, Lorena, Manuela e la “temeraria” Tina che ha ceduto solo nell’ultimo tragitto. Il nostro zavorrino Andrea che ha vissuto una bellissima esperienza con il papà (sempre i miei rispetti presidente). Questa è sicuramente una vacanza che ti ricorderai per la vita, già compiere diciotto anni è una svolta, festeggiarlo così è il massimo!

I nostri motociclisti: Marco, Marcone, Marchetto, Davide, Tony, Giuseppe, Giorgio, Eugenio, Andrea, Roberto, Ottone, Claudio, Ezio (l’inossidabile) e non per ultimo il mio compagno Roberto che ha sempre fiducia nelle mie capacità di “zavorrina” (visto? Ce l’ho fatta!).
Infine come non ringraziare tutti i Paesi che ci hanno ospitato per aver sopportato tutte le smorfie dopo i primi sorsi di quella bevanda detta “caffè”, per tutte le volte che Manu chiedeva niente salsa e pane nell’insalata, per tutte le volte che il suolo di tutti e sette i Paesi ha dovuto sopportare il “dolce peso” di Davide che si lanciava per terra per controllare l’olio del motore, per tutti i Ndemooo urlati negli autogrill, ed infine per tutte le volte che i clacson hanno suonato a tutto ciò che apparteneva al genere femminile, cartelloni pubblicitari compresi!
Ndemoooooo !!

Silvia Gambin

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