al momento stai visualizzando tunisia: capodanno 2015

Tunisia: Capodanno 2015

a cura di Denise Marchiori

Un capodanno diverso, particolare, da ricordare: ecco perché la scelta di un viaggio in moto, al caldo, alla scoperta di un popolo ed una cultura diversi dalla nostra.
Un po’ di ricerche in internet, al vaglio alcune proposte di vari tour operator e poi la telefonata a Peppe; è nei suoi racconti, nei racconti di chi conosce quel popolo, di chi li chiama per nome e che con passione ne riporta il loro stesso amore per quella terra che rimango affascinata e capisco che più che un di viaggio Peppe mi stava parlava di un’esperienza.
E quando riattacco il telefono non c’è più alcun dubbio: si parte con Motoexplora!
Partenza dal porto di Genova il 27 Dicembre; il freddo ed il mare mosso che ci accolgono non ci preoccupano un granchè, animati dall”entusiasmo per la partenza, dalle varie presentazioni e dalle prime conoscenze reciproche.

Sbarchiamo la sera del 28 e ci dirigiamo tutti uniti verso Hammamet dove ci attende il nostro hotel, punto di sosta per la cena e la notte, e dove conosciamo la nostra guida locale che ci accompagnerà per tutto il viaggio alla scoperta delle meraviglie della Tunisia.
La mattina successiva, tutti pronti e puntuali, siamo carichi per il vero inizio. Direzione Kairouan, considerata la quarta città santa dell”Islam per la presenza della Grande Moschea, la più antica del nord Africa. Città ben lontana dei luoghi di villeggiatura sulle spiagge ad est, profondamente islamica e radicata nella tradizione, adattata ad accogliere molti più pellegrini che turisti. Una visita alla Grande Moschea, la sua architettura e la sua storia fanno da sfondo alla nostra prima foto di gruppo e lo striscione, che in essa compare e che ci accompagnerà per tutte quelle successive, è diventato un po” il simbolo dell” identità del gruppo che cominciava a nascere.

Pranzo nella bellissima casa di Adel; la moglie una cuoca eccezionale, ci ha proposto piatti della loro cucina tradizionale e lui, noto commerciante di artigianato locale, ci ha mostrato i tappeti che vengono pazientemente lavorati a mano, spiegandoci le varie tessiture, tempi e filati, mentre noi sorseggiavamo un buon the caldo alla menta; non potevano mancare alcuni ottimi acquisti.
Si riparte alla volta di Sufetula, dove in mezzo al nulla, nel cuore di una vasta pianura, sorge una antica città romana, con i suoi templi che sono tra i migliori conservati. Arriviamo nel tardo pomeriggio, il sole all”orizzonte cala velocemente e l”aria fredda, dopo una giornata in cui le temperature non sono state molto clementi con noi, ci fa sentire tutta la stanchezza della giornata ma nulla può competere con la magia di un tramonto che sembra farci vivere un viaggio a ritroso nel tempo; ci siamo solo noi, con i nostri caschi e le nostre tute, a passeggio lungo la grande strada lastricata che la storia non ha scalfito e sembriamo come uomini venuti dal futuro che con ammirazione e discrezione rimaniamo sbalorditi davanti a quello di che l”uomo è stato capace di costruire, oltre lo scorrere del tempo. E” stato bellissimo!

La mattina successiva ci attendono le oasi di montagna, Chebika e Tamerza. A farci da guida questa volta che Faruk, un ragazzo tunisino che con la sua strana moto diventa con piacere ed entusiasmo per un giorno il leader di tutta la nostra squadra lungo le curve che ci portano tra le montagne ai confini con l”Algeria. Il pranzo all”aperto sotto la grande cascata, tra pizza berbera e brik, accompagnato da una piacevole improvvisazione musicale e la passeggiata all”interno del canyon, dove la potenza dell”acqua si manifesta con forza scavando la roccia e dando vita a rigogliosi palmeti, anche dove non sembra possibile, ci stavano facendo addentrare sempre più nel cuore desertico della Tunisia. E come non portarsi a casa un bel po” di datteri da questo luogo, dove si racconta, siano i migliori di tutto il paese.

Il tramonto verso Tozeur, percorrendo la famosa pista di Rommel ha nuovamente dello spettacolare; viaggiamo lungo un breve tratto di strada sterrata, sempre seguendo il nostro amico Faruk, ignari di dove ci stava conducendo, ma quello che si apre ai nostri occhi è qualcosa che non si descrive facilmente: ci troviamo sul pendio di una montagna, davanti a noi il vuoto, l”aria fredda della sera che ci avvolge, le rocce delle montagne accanto e il deserto che si stende sotto di noi tutto intorno, ed è tutto tinto di un rosso fuoco e delle sue innumerevoli sfumature. Non c”è foto, per quanto ben fatta possa essere, che equipari la meraviglia del ricordo di essere stata lì, in quel momento.

La mattina successiva ci attende ciò che Peppe descrive, da motociclista per un motociclista, il tratto di strada che lui di più ama; poi scopriremo che è il tratto di strada che era anche nei nostri sogni quando abbiamo fantasticato da casa prima della partenza. Entriamo nel deserto, con la moto, tra la sabbia ambrata, le dune, la vegetazione bassa e sempre più rada e ogni tanto, qua e là, qualche dromedario “a passeggio”, affatto infastidito dal passaggio rumoroso delle nostre moto. Guardare il serpentone che le nostro moto in fila, una dopo l”altra, disegnavano lungo la strada a curve, muoversi tra la sabbia in questo paesaggio infinito, è stato particolarmente emozionante, è stato come aver realizzato uno dei desideri di questo viaggio, io, noi, la moto, le nostro moto, il deserto, insieme.

Ad accoglierci in mezzo al nulla Nefta, set cinematografico della leggendaria saga di Guerre Stellari; e come non poterci ispirare per la nostra prima ripresa video! In realtà più che buona la prima ne abbiamo provate un po”, ma tra registi, scenografia, dialoghi e riprese dilettantesche ci siamo divertiti insieme, si, insieme, perché stavamo costruendo una esperienza condivisa che va oltre la semplice conoscenza reciproca.
Il pomeriggio, in attesa di festeggiare il capodanno, abbiamo parcheggiato le moto ed abbiamo seguito Peppe in questo, che più che un pranzo, è stata una vera avventura. Il miglior pollo di tutta Tozeur! Ogni dettaglio del luogo ti direbbe di non entrarci, ma noi abbiamo avuto un ottimo team leader, che ha saputo guadagnarsi la fiducia indiscussa da parte di tutti, ed eccoci così tutti dentro, in questa stanza che in poco tempo abbiamo interamente ed esclusivamente occupata, a mangiare pollo con le mani, abbandonando ogni nostra abitudine occidentale dello stare seduti a tavola; lo stupore iniziale ha lasciato in poco tempo spazio alle pratiche locali che con nostro divertimento ci sono piaciute e ci hanno divertito. E dopo il pranzo non poteva mancare una passeggiata per le vie di Tozeur, tra il mercato locale della medina.

Ad attenderci al rientro in hotel i festeggiamenti per il Capodanno, con la gran cena di gala e musica dal vivo. E che musica dal vivo!! Con la nostra splendida voce Valentina, abbiamo semplicemente animato una sala gremita di turisti! Grandi noi italiani, che con il nostro fare, un po” confusionario e un po” sregolato, abbiamo fatto ballare e cantare francesi, spagnoli e tunisini con l”allegria che ci contraddistingue.
Il primo dell”anno abbiamo parcheggiato le nostre moto per salire tutti sui 4×4 già prenotati ed inoltrarci nel deserto tra le dune; abbiamo assistito ad uno spettacolo di quelli che si possono vedere durante il Festival del Sahara con corse di dromedari, cavalli, altre attrattive tradizionali, oltre a musica e sfilate in costume. La giornata si è conclusa sorseggiando un bollente the alla menta, camminando a piedi tra la sabbia del Sahara, osservando increduli una mandria di dromedari arrivata per caso, a salutare il primo sole del nuovo anno calare all”orizzonte. E per concludere gran discesa in 4×4 della grande duna! Meglio di così il nuovo anno non poteva cominciare.

La mattina successiva partenza verso Chott El Jerid, l”immenso lago salato, una distesa che luccica sotto il sole, attraversato da una strada sopraelevata che non ci siamo persi. E dal deserto bianco, calmo e piatto, al grande deserto rosso di Douz, la porta del deserto, con le sue dune, il vento che continuamente rende il paesaggio diverso e il sole, che con i suoi giochi di luci ed ombre, ne definisce forme e colori. Amo la moto perché è in giornate come questa che scopri quanto ti permetta di vivere il paesaggio circostante, di spostarti facilmente tra dune rosse e distese bianche, tra il sale e la sabbia, tra l”aria calda del mezzogiorno e la brezza fredda dell”imbrunire, tra i profumi della carne affumicata degli ambulanti, al fiancheggiare il gregge di pecore al pascolo.

E dal deserto alle case troglodite sotterranee di Matmata, interamente scavate all”interno della roccia, in cui le stanze sono piccole grotte riccamente curate e definite negli spazi e negli usi; perfettamente funzionali, è stato sorprendente scoprire come l”uomo abbia saputo addomesticare anche un simile ambiente al fine di poterci vivere. Non è insolito che i turisti vengano attirati all”interno di queste case dai loro abitanti per qualche dinaro, ma per noi Motoexplora ha riservato molto di più: spaghetti all”italiana per tutti a casa di Zina. Zina e la sua famiglia ci hanno accolto nella loro casa, quasi offrendocela per un giorno e noi abbiamo ricambiato con un buon piatto di pasta gustato nel cortile di casa, seduti tutti insieme sotto un sole che finalmente ci ha fatto assaporare anche il caldo della Tunisia. E la notte non ci siamo persi la stanza in hotel scavata nella roccia.

L’antica storia romana aveva ancora in serbo per noi un”ultima meraviglia, prima del nostro rientro: El Jem, il terzo anfiteatro romano più grande dell”impero per dimensioni ed importanza. Ben conservato, ne è valsa la pena la visita con la nostra guida locale, osservarlo dall”interno, ammirandolo mentre ne ascoltavamo storia, leggende e presente. La risalita lungo la costa verso Monastir è caratterizzata da lunghe strade diritte che attraversano infinite pianure coltivate ad uliveti, all”interno dei quali si possono scorgere alcune donne con i loro bambini battere i rami degli ulivi con un bastone e raccogliere le olive per metterle dentro a dei sacchi caricati su dei carretti trainati da asini, decisamente suggestivo per chi come noi arriva da un paese in cui le moderne macchine agricole hanno decisamente tolto il passo all”asino ed alla manualità dell”uomo.

Arrivo a Monastir, dove il presente e la modernità arrivano con irruenza ed immediatezza, e la sua storia attuale prende il posto del passato; visita al mausoleo di Habib Bourguiba, grande presidente della Tunisia, grande rivoluzionario che ha dato libertà alla donna, che ha consentito che istruzione e modernità incontrassero il popolo tunisino. Riconosciuto da tutti come un grande uomo politico, la città gli ha dedicato molto, in primis accogliendo la sua tomba e quella di tutta la sua famiglia in questo grande monumento che ne ricorda gli incontri politici più importanti, le sue abitudini, i segni di ciò che hanno cambiato la storia del suo Paese.

E infine Tunisi, ultima tappa del nostro viaggio, che ci accoglie con il suo traffico caotico, i grandi palazzi e le grandi vie a più corsie del centro con negozi, tram, bar e alberghi. Ma che al centro conserva il suo cuore più vero, la grande medina, con le sue immense porte, i vicoli stretti e tortuosi, affollati di giorno quanto bui e desolati la sera. La attraversiamo a piedi, ormai è quasi buio, e quindi ci stringiamo e stiamo uniti mentre la attraversiamo in direzione della grande Moschea; la sua struttura, che in apparenza ci sembra un labirinto, ci svela una logica architettonica estremamente chiara, in cui traspare quanto la religione ne sia il principio fondatore.

E prima della partenza ancora un ultimo the, forse il migliore, ai pinoli, affacciati sul golfo di Tunisi, baciati dal caldo sole della mattina, a Sidi Bou Said, che con le sue cascate di buganville fiorite sui bianchi muri delle case dalle porte e finestre blu come il mare del golfo che osserva dall”alto, è proprio la fotografia che si può ritrovare in quelle riviste turistiche che descrivono luoghi incantati da visitare.
Questo il mio personalissimo diario di viaggio; probabilmente ce ne sarebbe uno per ciascuno di noi, con altrettanti ricordi, impressioni ed emozioni. Però questa volta è il diario di chi sta seduta in seconda linea, di chi non guida in prima persona una moto, ma che la ama come se, per quel senso di libertà, di dinamicità, di avventura misto a rispetto ed attenzione che solo un viaggio in moto regala.

Lasciare perdere le sguardo oltre l”orizzonte tra il rosso delle dune di Douz, il verde degli ulivi di Sfax, il bianco del sale, o seguire senza fine le rotaie di un treno canticchiando una vecchia canzone di Alice con i suoi treni per Tozeur, mentre sotto le ruote della tua moto la strada scorre, ecco, questo è il viaggio che volevamo, questo è il viaggio che è stato.
Se poi ci aggiungiamo il fatto di essere partiti in 24 persone, 13 moto e un furgone al seguito, ma di essere tornati un gruppo, beh, non potrebbe esserci stata richiesta ulteriore.

Un grazie a Peppe che con la sua ironia e solarità è stato il principale motore non solo del viaggio e di tutta la sua impeccabile organizzazione, ma anche e soprattutto per la nascita di un gruppo; ha creato armonia, relazioni, sorrisi ed esperienze che hanno saputo far nascere amicizie. E un grazie anche a Daniela, che dalla coda del serpentone, sempre alla guida del furgone, ci ha seguito ovunque, ci ha fatto strada in alcuni momenti e ci ha tenuto uniti in altri e che con pazienza e disponibilità ci ha supportato ed aiutato.
E un grazie infinite a tutto il mio adorato gruppo, a noi, che abbiamo saputo rendere x ciascuno di noi un bellissimo ricordo condiviso questo Cadopanno 2015 in Tunisia con Motoexplora.

Denise Marchiori

Chiudi