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Balcani: Aprile 2011. Dobro! Dobro!

a cura di Dania Marchesi e Flavio Mora

Balcani: passaggio a sud est. Questo è il nome del viaggio che ci è stato proposto dagli esplosivi Enza e Peppe di Motoexplora. disegnato nell’aria a gesti e parole allo stand del Salone Motoexpo di Verona. Sono bastati pochi elementi per creare l’alchimia: il piacere profondo per i rapporti umani, il calore della Sicilia nel sangue, l’interesse comune alla fotografia. Ah, dimenticavamo: moto, moto e ancora moto! Finalmente un giro in ottima compagnia, insolito, in luoghi che generalmente si conoscono solo per associazione con ricordi di guerre recenti e che invece avrebbero anche molte altre storie da raccontare, lontano sia da grigi stereotipi sia da rutilanti mete turistiche. Siamo pronti a partire, subito. Prima data utile: 22 Aprile.

Appuntamento ad Ancona: partenza da Genova, dopo una noiosa ma inevitabile sgroppata in autostrada di oltre 500 km ci aspetta il traghetto diretto a Spalato, punto di partenza del tour … o forse meglio dire del rally? Si, perché l’inverno lungo, piovoso e grigio ha contribuito non poco a portare a livelli di guardia, direi al limite della crisi di astinenza, il nostro desiderio di moto. Tutto il gruppo (ben 15 moto in questo primo giro di stagione) ha quindi affrontato con piglio “vivace” ogni tappa. Tutto bene e, ovviamente nei limiti del buonsenso, ma ci sentiamo di dirvi a posteriori che questa parte d’Europa vale la pena assaporarla senza fretta.

Le bellezze naturalistiche e paesaggistiche ci sono eccome: ci fa da antipasto l’ingresso in un altopiano roccioso poco dopo il confine fra Croazia e Bosnia in cui restiamo letteralmente senza fiato. Sembra di essere caduti sulla luna, la terra è grigioverde e a tratti si spacca in fiori di roccia rossi e arancioni, la vegetazione bassa e brulla la addolcisce allo sguardo e ci regala in centinaia di chilometri un solo albero ritto e fiero in mezzo alla piana in cui si srotola la nostra strada, nel mezzo del nulla. Eroico. Io (Dania) mi mangio le mani per non aver potuto arrestare il passo di 15 destrieri di acciaio scatenati per rendere fotograficamente giustizia a questo non-luogo carico di emozioni antiche, ma prometto a me stessa che ci tornerò.

Il nostro giro si snoda tra Croazia, Bosnia e Montenegro, avanti e indietro sui confini di questi tre stati; ed è bellissimo, perché ci aiuta ad apprezzare le peculiarità di ciascun Paese. Un tratto stradale misto medio-veloce davvero godibile ci porta alla prima tappa: Sarajevo. Sorprendente. Qui convivono un centro storico che è un gioiello, ricostruito con pazienza e devozione, una parte moderna anche un po’ disordinata come solo può essere la fame di futuro di chi ha visto la morte in faccia, e le cicatrici del conflitto bellico degli anni 90 a forma di palazzi del regime che si elevano a monumento dell’assurdità della guerra: come giusta catarsi, i negozietti vendono pallottole finemente incise e decorate. Gioventù ovunque, di ogni nazionalità, Sarajevo è sede di tante Università ed Enti di ricerca il cui tema principale è la cooperazione internazionale. Si vede, si respira.

Il giorno dopo partiamo in direzione di Mostar: un altro vero gioiello, ricostruita con cocciutaggine e determinazione, pietra per pietra, in primo luogo quelle del suo “Stari Most”, il vecchio Ponte, e poi quelle delle sue luminosissime viuzze lastricate. Sul lato mussulmano del fiume, in una libreria molto bella, passano continuamente in tv il filmato del Ponte ferito e crollato sotto i colpi dei mortai croati quel vicinissimo 9 novembre 1993. Poi ti volti, guardi fuori e lo vedi lì, lucido sotto il sole, con le sue due radici nella riva mussulmana e nella riva cristiana. La vita si è ripresa il suo spazio con assoluta determinazione. La mattina di Pasqua apriamo le finestre dell’hotel sul fiume, nugoli di pettirossi ci cabrano davanti, al canto del muezzin seguono le campane della chiesa in festa. La Pace è una sensazione tangibile.

Se potete concedetevi una pausa pranzo od un aperitivo in riva alla Neretva, il fiume di Mostar, da dove può capitarvi di osservare giovani arrampicarsi sul Ponte in costume per lanciarsi con un gran tonfo nel cristallino fiume sottostante, in mezzo al religioso entusiasmo di amici e parenti. Nella notte, sapientemente illuminata, Mostar è ancor più suggestiva e fotogenica che di giorno. Forse è anche troppo perfetta, ma dopo ciò che hanno passato i suoi abitanti come non comprendere la loro ricerca di bellezza? Questa sensazione di ricerca dell’armonia ci inseguirà per tutta la Bosnia, fiorita oltre ogni immaginazione e curata come un giardino. Sfiliamo con le nostre moto fra case quasi tutte nuove e coloratissime costruite a fianco a quelle di famiglia, nei cui giardini cui sono stati sepolti i parenti, in alcuni casi interi villaggi, ora rappresentati alla memoria da piccole, bianche, tombe disseminate nel prato di casa. La vita continua. Api operosissime si adoperano negli stessi giardini producendo un miele profumatissimo, e noi ci lanciamo in trattative ardite con i contadini locali per riempire le moto di quel bendiddio oro di tutte le consistenze. La Bosnia è di una bellezza commovente, e la gente è molto cordiale; un altro posto dove vogliamo tornare.

Il giorno dopo più che percorrere una strada ricamiamo un merletto di confini e dogane: attraverso una bella strada che si snoda lungo un fiordo azzurro puntiamo verso il mare e torniamo in Croazia, ma solo per un breve tratto perché troviamo di nuovo il confine della Bosnia, attraversiamo quindi il piccolo tratto di costa che costituisce lo sbocco a mare di questo Stato per entrare nuovamente in Croazia e dirigerci, attraverso un movimentato e incantevole tratto costiero, fino a Dubrovnik, dove però non ci fermiamo in quanto le dedicheremo una sosta al rientro. La strada passa alta sulla costa, ma in questo punto la vista di Dubrovnik dall’alto è talmente magnetica da farci comunque rallentare. Foto di gruppo d’obbligo, nella speranza che il guard-rail ci regga tutti …

La strada prosegue sinuosa e poco trafficata sulla costa fino a Herceg Novi e siamo già in Montenegro da qualche km. Qui troviamo l’unico vero e profondo fiordo del Mediterraneo; siamo nelle fauci, anzi, nelle Bocche di Cattaro. Da qui in poi la strada costiera si contorce come una serpe seguendo fedelmente il perimetro del fiordo, entriamo dentro panorami mozzafiato e piccoli centri che assomigliano a minuscole Venezia. Ai piedi del monte Sveti Ilija (che raggiunge i 823 metri, e sul quale ci arrampicheremo al ritorno), di fronte allo Stretto delle Catene ci infiliamo con tutte le moto praticamente in mare ed incontriamo Perast: si tratta del più antico insediamento umano sulle sponde del fiordo e oggi si presenta come uno degli esemplari più belli e luminosi di architettura barocca sulla sponda adriatica.

Ci stiamo ancora guardando in giro a bocca aperta quando a sorpresa siamo caricati su una barca e spediti a visitare la chiesetta di Škrpjela, o della Madonna dello Scarpello, costruita su un isolotto artificiale lì davanti, che la leggenda -e non solo- vuole sia composto da relitti di velieri catturati, depredati e affondati dai marinai del luogo. Qui una volta all’anno in estate si svolge una suggestiva cerimonia per ricordare questi momenti di abbondanza: ogni 22 luglio tutte le imbarcazioni di Perast, colme di sassi e legate le une alle altre per mantenere l’ordine della processione, scivolano sul mare, spinte al ritmo solenne dei remi, avviandosi verso l’isoletta per ringraziare la Madonna. Ci racconta tutto un perastino entusiasta che per l’emozione di dirci tutto ma proprio tutto in un perfetto italiano quasi non prende fiato. Un altro posto dove tornare.
Proseguendo sul nastro d’asfalto incontriamo la magnifica e venezianissima Kotor, dove ci fermeremo al rientro.

L’ultima tappa della terza giornata è la cittadina costiera di Bar, passando prima per Budva, Petrovac, e in particolare per Sveti Stefan, località dove si trova un’incantevole isoletta rocciosa a poca distanza dalla costa, trasformata in un villaggio fortificato; scopriamo che se un tempo offriva un rifugio sicuro agli abitanti della zona dalle incursioni dei turchi e dei pirati, ora è stata venduta dal Governo ed è diventata un esclusivo Resort gestito … dagli Arabi. Nemesi della Storia … In ogni caso l’aperitivo al tramonto davanti al suo profilo e sulla sua sabbia di grani rossi ed arancioni è poesia allo stato puro. A Bar arriviamo in tarda serata e troviamo ancora le energie per prendere un taxi prima di cena per visitare Stari Bar, la città vecchia arroccata sulla collina, magnifico centro medioevale con vista ininterrotta sui monti e sul mare.

Inizia quindi qui la vera e propria visita del Montenegro e, percorso rapidamente il bel tratto costiero (dove però si vedono già gli eccessi delle prime strutture turistiche), ci dirigiamo a nord per percorrere una lunga, scenografica e contorta stradina di montagna con vista a strapiombo sul Lago di Skadar (Scutari). Qui i piloti delle moto da enduro, in particolar modo delle più agili (tipo la nostra Africa Twin!!! si illumina Flavio), trovano pane per i loro denti; sembra quasi di essere su un “tagada” tra dossi, cunette, curve e contro-curve, sono solo i panorami verdeazzurri del Lago a distogliere l’attenzione alla strada e ad aumentare progressivamente le soste in quella che definiremmo una delle strade più emozionanti di tutta la vacanza.

All’ora di pranzo planiamo sulle rive del Lago, a Virpazar, dove ci attendono specialità di fiume e una immancabile ottima carne; pranziamo in uno scenografico ristorantino vista fiume e per colonna sonora ci fa compagnia il gracidio di migliaia di rane. Rientriamo nel pomeriggio a Bar con un giro ad anello tramite una strada veloce che dimezza letteralmente i tempi di percorrenza.
Il giorno successivo passiamo ancora una volta sulle rive del lago di Skadar, ma più vicini al pelo dell’acqua, dove corriamo tra vere e proprie foreste dai mille toni di verde e una vegetazione lacustre lussureggiante, attraverso una bella strada mista medio-veloce che ci permette di tenere un buon ritmo; utilizzando un termine musicale, andante con brio.

Messa al bando la “tappa trattoria” ci fermiamo sulle acque verdi di Rijeka Cronjevica, dove ci procuriamo pane e salame per un successivo pic-nic nel Parco di Lovcen. La sosta qui, sulle sponde del lago di Skadar, non è certo per una mera spesa a scopo gastronomico; ancora una volta siamo coinvolti a tradimento da Peppe ed Enza in un giro in barca molto affascinante, tra rive lussureggianti di vegetazione, aironi, cigni e papere, ponticelli in pietra e barche di pescatori che ci mostrano fieri il loro pescato, sollevandolo in aria per farci vedere che per una volta il pesce è davvero grande come il loro gesto … fiabesco, oltre che culinariamente interessante!

Ci arrampichiamo per una bellissima e curvosissima strada di montagna, per arrivare in cima ai monti del parco di Lovcen, che ci regaleranno l’ultima cosa che ancora non abbiamo avuto in dono, cioè la neve! In cima, alla sommità di migliaia di gradini scavati nella roccia, un imponente mausoleo di granito conserva il corpo di un vero “padre” della Patria, il Vescovo Principe Petar II Petrovic Njegoš, il più importante poeta montenegrino, politico e combattente; una sorta di “sacro altare”, per i Montenegrini. Incontriamo una decapottabile (e il clima non è esattamente da vento nei capelli), facciamo le solite battute da italiani in gita per poi scoprire che si tratta del nostro Ambasciatore e signora! Ci lamentiamo con lui della pioggia, come se fosse uno sciamano invece che un funzionario governativo, lui mostra solidarietà, noi siamo felici e dopo due secondi parte la foto di gruppo.
Giro di boa del viaggio, la compagnia si assottiglia causa alcune partenze e i più motivati sono pronti a dirigersi verso il nord del Montenegro attraverso altre due tappe.

La prima ci porta presso una famiglia montenegrina a Bijelo Polje. L’arrivo in massa di un folto gruppo di motociclisti nella piccola città in pieno orario di uscita dalle scuole scatena un immediato delirio in tutta la popolazione, che lo vive come un “evento”, con tanto di TV locale che filma le moto ed intervista i più folkloristici del gruppo.

Strappandoci alla folla impazzita, la famiglia montenegrina scovata dalla corrispondente di Motoexplora sul posto ci ospita a pranzo presso la sua casa rurale, dove troviamo però un’inattesa sfida: per “vincere” il pranzo dobbiamo superare un ponticello di una trentina di metri interamente in legno il quale, intriso dalla pioggia del mattino, è diventato scivoloso come il ghiaccio. Peccato che ci facciamo prendere tutti alla sprovvista, e ce ne accorgiamo quando le ruote cominciano improvvisamente a perdere aderenza e le moto oscillano pericolosamente. Qui con numeri da circo e una buona dose di … fortuna, con una sequenza degna di un film comico anni ’30 riusciamo (quasi) tutti ad arrivare indenni dalla parte opposta per goderci il pranzo più luculliano della vacanza.

Si riparte alla volta di Kolasin, che sarà la nostra base per la visita del Parco del Durmitor, e qui siamo finalmente nel cuore dei Balcani. Il Massiccio di Durmitor e la vicina area del fiume Tara sono il più maestoso spettacolo della natura del Montenegro e di tutta la penisola balcanica, e non vediamo l’ora di infilarci lì dentro.

Le strade che si srotolano attorno al Massiccio sono ampie, ben asfaltate, immerse nel verde e quasi deserte! Solo ogni tanto si incontra qualche colorato camion dei primi del ‘900 che arranca per le salite, carico di tronchi e sputando fumo nero. Su questo tratto le moto arrivano a consumare il profilo più esterno dei pneumatici, percorrendo ampissimi curvoni con piena visibilità. Incontriamo altri motociclisti altrettanto goduti nel fare la stessa strada in senso inverso; non potendo tagliare il Durmitor nel mezzo causa neve, siamo tutti qui alle sue pendici a farci cullare dalle sue belle pieghe!
Il meteo non ci aiuta più, dopo esserci scampati qualche pioggia o averne patito poco le conseguenze ci arriva infatti la notizia che la prevista strada del Durmitor è definitivamente interrotta per neve! Questo fine Aprile pazzerello (ma il detto non diceva Marzo?) ci riserva un sacco di sbalzi termici e, come vedremo le sorprese climatiche non sono finite.

Messa subito da parte la delusione per il cambio d’itinerario (con Madre Natura non si discute!) proseguiamo sempre su strade scorrevoli, panoramiche e davvero piacevoli per la guida fino a Kolasin, che scopriamo essere un vivace centro sciistico. Hotel da urlo, un rilassante idromassaggio, un’ottima cena e una bella dormita in una stanza immensa (che trasformiamo nel solito accampamento da motard umidicci) ci rimettono in sesto per il giorno successivo in cui andremo “all’attacco” del Durmitor. Ci confermano che la strada più in quota è ancora chiusa per neve e quindi restiamo più bassi, ma i panorami e le strade sono comunque godibilissimi. Sotto di noi si snoda il canyon verde smeraldo del fiume Tara, 1300 metri di profondità, il secondo canyon più profondo al mondo dopo quello del Colorado. Se per caso volessimo separarci dalla moto, qui potremmo fare alpinismo, sci, parapendio, ciclismo alpinistico e rafting … alla sola idea siamo già stanchi!

La giornata non è molto bella, quindi non abbiamo la possibilità di godere pienamente dei panorami, ma li possiamo intuire, pazienza, tanto ci torneremo. Rinunciamo alla seconda notte a Kolasin e giriamo le nostre moto in direzione sud-ovest per portarci nei pressi di Nikšic, la seconda città del Montenegro. Prima però, presso uno dei tanti bellissimi monasteri ortodossi di cui è disseminata la Regione, troviamo un pastore cui chiediamo (essenzialmente a gesti) indicazioni relative ad una grotta segnalata dalle guide, che dovrebbe conservare graffiti rupestri. Molto cordialmente l’uomo ci fa da guida: senza di lui tale grotta sarebbe stata impossibile da trovare. Ci resta in realtà un piccolo dubbio sul fatto che fosse effettivamente il posto cercato, perché il pastore ci porta in una grotta su un versante scosceso, a picco su un lago (finalmente un po’ di fuoristrada, anche se a piedi! Le capre ci guardano con un po’ di perplessità, dei veri principianti…): recintata alla bell’e meglio, troviamo una scaletta di ferro che scende nel ventre della montagna. Peccato che sia tutto franato, e quindi dei graffiti neanche l’ombra, ma il posto è talmente bello di suo che non ha importanza.

Sempre a gesti, con un po’ d’inglese e due o tre parole di serbo-croato, intratteniamo un’improbabile conversazione con il nostro nuovo amico, risultandogli talmente simpatici che va a prendere l’auto e ci riaccompagna fino alla strada principale. Probabilmente, se non lo avesse fatto, saremmo stati ancora lì, persi in mezzo alle capre! La strada che ci porta a Nikšic è molto morbida e panoramica, una lunga, ampia discesa in mezzo ad una vallata brulla che passa a fianco al Lago di Jezero.

Per l’indomani le previsioni promettono pioggia alla grande, ma il cielo pur nuvoloso del mattino successivo ci da comunque un po’ di speranza, e partiamo in direzione laghi, esattamente dove eravamo passati un po’ frettolosamente il giorno prima. Qui siamo sorpresi da un’improvvisa grandinata: strada bianca e lucida in pochi minuti, sembriamo immersi nei diamanti, zero aree di sosta. Gas costante, manubrio dritto, tensione a mille, andare, non fermarsi. Soprattutto non cadere. Imperativo: togliersi dall’impaccio. Vorrei tirare fuori la Nikon per immortalare quella strada diamantata, ma mi rendo conto che forse non è il momento … Ma ecco che incontriamo un’irresistibile baita-ristorante, e in men che non si dica, zuppi fino al midollo, capitanati dal mitico Enzo di Motoexplora e … da noi, invadiamo il locale come un’orda di barbari, al grido di “gulasch, gulasch”!

Il locale ha una fantastica e provvidenziale stufa a legna che è pure accesa, le signore che lo gestiscono sono gentilissime e se la ridacchiano mentre alcuni cominciano ad improvvisare spogliarelli per togliersi gli indumenti fradici. La stufa si trasforma presto in un’asciugatrice di guanti e calzini.
Ormai le ordinazioni le facciamo in lingua locale: con la parola “voda” (acqua) ti fai capire dalla Sovenia almeno fino al Montenegro, idem con “dobro” (bene, buono, ottimo, va bene), “ombolo” (maiale), “cevapcici” (piatto di carne trita speziata) giusto per citarne alcune. I camionisti locali ci guardano dalla porta, indecisi se entrare o no nel locale, come se avessero assistito all’invasione aliena … in effetti, tra calzini e mutande appesi siamo un interessante spettacolo antropologico, e anche un po’ animale …

La giornata si conclude comunque in gloria, sempre sotto la pioggia, in un albergo sulla strada per Danilovgrad che possiede una piccola e accogliente sauna … spettacolo. La sera ci azzanniamo una trota, non ne possiamo più della carne, le sospensioni della moto non sanno più come dirci di darci una regolata!

Il giorno dopo siamo più fortunati con il meteo, e ci godiamo la visita al vicino monastero di Ostrog letteralmente incastonato nella roccia; vi si conservano i resti di San Basilio, nel cui potere miracoloso credono sia i cristiani sia i musulmani. La cosa più miracolosa è l’edificio stesso, incastrato in modo improbabile nelle rocce dell’Ostroška Gre; al solito, solo le capre che ci osservano sanno stare come lui appese alla roccia con classe. Fuori dalla porta del Monastero troviamo un adorabile cucciolo di cane abbandonato (ce ne sono a centinaia lungo queste strade, fate attenzione), in moto ci risulterebbe un po’ difficile portarlo anche se c’è chi non si tirerebbe indietro, puntiamo una famigliola locale con tre bimbi belli come il sole, e molto “scorrettamente” li commuoviamo e gli facciamo adottare il piccolo peloso (che qualcuno vorrebbe ribattezzare Honda, altri BMW, altri ancora Harley … per fortuna poi sceglieranno i bambini!!); quindi via per Cetinje, giù verso la costa, per l’ultima notte in Montenegro, diretti a Kotor dove arriviamo ancora una volta belli umidi …

All’interno dell’imponente cinta muraria di Kotor ci sono circa trenta chiese e dodici piazze, si tratta di un centro artistico già famoso nel medioevo e ancora oggi la città contiene veri e propri tesori artistici, frutto dello scambio tra culture diverse. E’anche un luogo molto, molto mondano, certamente i bar e le trattorie sono più delle chiese! Prima di arrivare in città un murales immenso ci ricorda che è anche terra di campioni di pallanuoto famosi in tutto il mondo.

Ripartiamo per raggiungere il nostro albergo di là dalla baia, le nuvole si alzano quel tanto da farci intuire che siamo in un posto stupendo e che l’albergo sarebbe, anzi è, con i piedi nel mare e che nello stesso mare avremmo anche potuto fare un bagno in condizioni “normali”, ma la pioggia pare non possa proprio fare a meno di noi …

L’ultimo giorno. Il meteo ci regala ben 320 km sotto un’incessante pioggia battente. Salta la visita a Dubrovnik, ma come ormai avrete capito tanto ci torniamo. Ci fermiamo, disperati e bagnati come le anguille, per consumare senza preavviso uno dei migliori pranzi della vacanza in un imprecisato punto del tratto stradale che ci riporta a Spalato (ma secondo me qualcuno se l’è appuntato … vero Peppe? Che invece del gps usa il naso, per identificare i migliori ristoranti … avesse sbagliato una volta??).

Tutto il paese è dentro lo stesso ristorante, c’è una comunione, sono tutti vestiti a festa e noi sembriamo una compagnia di scappati di casa. I loro bimbi si divertono un sacco, vengono a raccontarci cose inintelligibili per noi nella loro lingua e noi gli diamo assolutamente ragione, probabilmente ci stanno chiedendo com’è che la mamma ci manda in giro conciati così. Quando ci bardiamo tutti, con bandane e caschi, i bimbi impazziscono e ci riempiono di baci. Con questa immagine indelebile negli occhi arriviamo a Spalato; da qui partiremo la sera alle 20.30 per ritornare nella nostra penisola.

Come ormai sarà chiaro anche a voi, si torna a casa con una sola idea fissa: tornare. Questo già basta per intuire che il viaggio è piaciuto davvero molto. La Bosnia è stata una vera, fiorita sorpresa, la costa Croata ci ha confermato la sua bellezza selvaggia, ed il Montenegro ci ha stregato con la sua doppia natura, zona costiera ancora selvatica che punta al turismo, e la sua opposta ruvidezza rurale, là dove più che altrove la cordialità della popolazione ben si associa alle bellezze naturalistiche ed alla piacevolissima cucina locale. Dobro, dobro, Balcani!

Dania Marchesi e Flavio Mora

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